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Il Bello di Nichi.
Lettera ad una Compagna …
La vicenda Eutelia, risultato di un mercato senza regole
Pubblichiamo l’articolo di Lucia Triches sul caso Eutelia apparso sul sito www.sinistraeliberta.eu:
Giugno 2009: per tutto il settore dell’Information Tecnology di Eutelia, quasi 2000 dipendenti, arriva la cessione di ramo d’azienda ad Agile, una scatola vuota di famiglia, e nello stesso giorno la poco chiara vendita ad Omega. Che Eutelia avesse difficoltà di bilancio era cosa nota. Che avesse acquisito Bull e Getronic, la vecchia Olivetti, solo per fare il salto di qualità necessario per acquisire delicate commesse pubbliche (Ministero degli Interni, Servizi Segreti) lo si
era capito subito. Che le banche, con il Monte dei Paschi di Siena in testa, si fossero esposte troppo con la famiglia Landi di Arezzo ha preoccupato tutti.
Ma il peggio è arrivato subito dopo la vendita.
Omega non paga nemmeno uno stipendio, e siamo a luglio. A fine ottobre risulta chiaro che i 1800 dipendenti sono fuori dai piani dei vecchi e dei nuovi proprietari. E difatti viene aperta una procedura di licenziamento collettivo per tutte le lavoratrici ed i lavoratori.
All’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico l’azienda non si presenta, cosa che ormai accade quasi sempre in tutte le vertenze aperte: gli imprenditori italiani e stranieri sanno che questo Governo lascia fare qualsiasi operazione, anche la più drammatica dal punto di vista occupazionale, mandando agli incontri funzionari rassegnati, magari ex consulenti di grandi imprese del settore.
Si decide in assemblea di occupare la sede di Roma, mentre l’obiettivo diventa l’apertura di un tavolo alla Presidenza del Consiglio. La Fiom Cgil decide di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Arezzo e di avviare una causa per comportamento antisindacale rispetto alla procedura di cessione di ramo d’azienda. Passano le settimane, nessuno stipendio viene ancora pagato, così si giunge anche a chiedere la dichiarazione di stato di insolvenza.
Oggi (Martedì 16 Febbraio ndr) sono 112 giorni dall’inizio dell’occupazione, quattro mesi difficili da descrivere, anche per chi ha vissuto insieme alle lavoratrici ed i lavoratori lunghissime ore fatte di alti e bassi, di lotta, discussioni, rabbia, stanchezza. Anche di paura, come quando l’ex amministratore delegato Angelo Landi fa irruzione di notte nella sede di via Bona con quindici guardie del corpo, spacciandosi per la polizia davanti alla telecamera del giornalista di Rai Educational, testimone casuale di un bliz violento e sfrontato, forse messo in atto per recuperare in qualche stanza documenti compromettenti. Giornalista che subirà nei giorni successivi minacce di morte.
Ma ci sono stati e ci sono anche momenti di gioco, spettacolo, assemblee cittadine e incontri con tutti i partiti della sinistra, iniziative culturali e pranzi raffinati, vissuti con la strana sensazione di conoscere per la prima volta colleghi di lavoro di una vita. La visita di Mario Monicelli, la spaghettata di mezzanotte nel mezzo di via del Corso, il risveglio all’alba in una piazza Barberini deserta ed affascinante.
Mesi che rimarranno per sempre nel cuore delle persone, un ricordo di emozione e solidarietà che vivremo perfino con nostalgia, al di là di come finirà questa difficilissima vertenza.
Già, perché tuttora non è possibile prevedere una conclusione, possiamo solo andare avanti tenendo accesi i riflettori su una vicenda losca ed intricata, per la quale la Procura di Arezzo ha appena deciso il rinvio a giudizio di tutti i vecchi amministratori guidati dalla famiglia Landi. Abbiamo vinto anche il procedimento contro la falsa cessione ad Agile, il giudice ci ha dato ragione ed ha annullato la procedura per vizio di forma, richiamando in causa Eutelia.
Così il primo febbraio Eutelia ha pagato gli stipendi di agosto. Il resto non si sa quando arriverà. E allora si continua a vivere di solidarietà, sottoscrizioni, raccolte straordinarie della Coop, perfino la vendita di uno splendido calendario che, mese per mese, riesce a fissare con le immagini una quotidianità veramente speciale.
Il 17 febbraio il Tribunale di Roma prenderà una decisione, fallimento o commissariamento. Il 23 febbraio ci sarà il prossimo incontro alla Presidenza del Consiglio. Sono convocati anche gli Enti Locali interessati ed i committenti, come le Poste, per capire quale futuro avranno i 1800 dipendenti, che hanno sempre continuato ove possibile a lavorare presso i clienti, mentre si perdevano commesse importanti perché l’azienda non era in regola con i documenti necessari.
Stiamo chiedendo un percorso assistito, che utilizzi gli ammortizzatori sociali -come la cassa integrazione- per sostenere economicamente i dipendenti mentre si cerca di scongiurare una mobilità pura e semplice, che vorrebbe dire, in questo settore, l’espulsione definitiva dal mondo del lavoro.
Si va avanti quindi, con le lotte e le iniziative, la Fiom Cgil quasi sempre unico sindacato sempre a fianco dei lavoratori.
Sarà una settimana intensa, e per tenere su il morale l’appuntamento è per il 22 sera al Circolo degli Artisti, con il concerto dei Modena City Ramblers il cui incasso verrà devoluto alle lavoratrici ed i lavoratori di Eutelia.
Lucia Triches
Segretaria Generale Fiom Cgil Roma Sud-Ovest
Lettera a Nichi Vendola
Abbiamo ricevuto e pubblichiamo volentieri questa lettera a Nichi Vendola, scritta da Carlo Loccarini della Sezione Virtuale de La Sinistra.
Caro Nichi,
crediamo tanto nella necessità e nell’urgenza di un nuovo partito della sinistra da averne già aperto una sezione, ancorchè virtuale. Una sezione, Nichi, perché vogliamo un partito, un partito nuovo che sappia risvegliare interesse, ricreare passioni e speranze dove esistono passività e disillusione, che sappia riannodare le fila di una sinistra divisa e stanca, delusa da una politica che genera indifferenza, che ha spento qualsiasi voglia di partecipare e di fare.
Un partito germoglio di una sinistra nuova, forte negli ideali e nella visione della realtà, vicina ai luoghi del disagio e della sofferenza, che studi, ricerchi, programmi, discuta, convinca, lotti.
Un partito laboratorio cioè o, se vuoi, con tante fabbriche, qui a Roma e nel resto del Paese, che torni a farci sognare.
Avrai seguito il dibattito che si è sviluppato in rete (in una miriade di siti, vorrà pur dire qualcosa) in questi anni. Un dibattito ampio, serio, impegnato tra compagni, giovani, semplici cittadini, tutti animati dalla stessa voglia di un nuovo protagonismo politico.
Un esempio di comunità attiva, fattiva, partecipativa come vorremmo che fosse tutta la società che, invece, lo strapotere dei media ha nettamente marcato, segnando un’egemonia culturale che, incontrastata, è diventata, giorno dopo giorno, modello di vita e riferimento comportamentale di massa. Una società chiusa in un recinto sempre più ristretto di spazi democratici e sempre più caratterizzato da forti tensioni sociali.
Bisogna, in fretta, riconquistare consenso, egemonia ricompattando pezzi di società oggi frantumati. Bisogna ridare al Paese un’ossatura, ricostruirne la spina dorsale, farlo uscire dalla pericolosa mediocrità del quotidiano, ridargli speranze e futuro, prima che sia troppo tardi.
Così non è più da tanto tempo. E non lo è per la mutazione genetica del PD e per i contrasti, le resistenze, i particolarismi di una sinistra racchiusa nelle proprie intangibili certezze, nel proprio vocabolario di parole, nei propri simboli che poco dicono, ormai, alla stragrande maggioranza del popolo italiano. Non si tratta, quindi, di resuscitare il vecchio, ma di costruire qualcosa di nuovo e, possibilmente, di altrettanto importante.
Questo dicevamo in tanti, convinti che davvero “i processi di cambiamento si costruiscono dal basso”.
Caro Nichi, se siamo qui a scriverti è per esternare a te, che incarni la nostra stessa voglia di cambiamento e di rinnovamento, problemi e difficoltà che rischiano di riportarci di colpo con i piedi per terra, ponendoci di fronte ad una situazione che avremmo voluto profondamente diversa.
Invece di sentirci il motore della rinascita della sinistra e del Paese, riaffiorano, in molti di noi, delusione ed amarezza che spengono entusiasmi e voglia di fare.
Le discussioni atroci e laceranti riguardo le candidature per le elezioni regionali, almeno nel Lazio, riportano in luce tempi e modi inaccettabilmente vecchi.
Assistiamo al trionfo dell’autoreferenzialità,delle lotte di potere tra le tante anime di SEL, che anziché liberarsi e contaminarsi in una comunità nuova, le cui tracce sono appena visibili nei territori, si rinchiudono ancora nelle trincee delle componenti fondatrici.
Siamo soffocati da uno spaventoso deficit di democrazia che esclude ( quasi ) tutti da ogni possibilità di intervento su metodi, criteri e scelta di persone per rappresentare degnamente nella regione il nostro impegno, la nostra diversità, la società alla quale vogliamo parlare. Stando così le cose non si esce dall’angolo, non ci si libera di una condizione minoritaria che non ci appartiene, per storia e volontà.
Tutto questo evidenzia ancora l’esistenza di gruppi dirigenti, privi di coraggio politico, che poco hanno contribuito a costruire il nuovo, diffondendo invece un senso di inadeguatezza e lontananza dai fermenti e dalle passioni di tanti.
Basterà il congresso per correggere una rotta abbondantemente smarrita e per rimettere in moto il processo di riaggregazione e ricostruzione di tutta la sinistra?
E’ la penultima speranza che ci è rimasta. L’ultima sei tu, Nichi.
Un forte abbraccio.
Carlo Loccarini






era capito subito. Che le banche, con il Monte dei Paschi di Siena in testa, si fossero esposte troppo con la famiglia Landi di Arezzo ha preoccupato tutti.










