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Il Bello di Nichi.

Il bello di Nichi è il bello che cerco nella società e quindi nella politica.
Il suo insegnamento, credo, sta proprio nella sincerità, nel trascendere dalle questioni puramente politiciste e nel mettere in piazza i difetti e le ricchezze, ovvero la varietà, di essere uomini e donne che si realizzano in un collettivo.
Parlo del Partito, di quella forma organizzata capace di relazioni umane, di sentimenti, di scegliere e fare di quella scelta la sua lotta.
Credo che in questo momento dobbiamo essere nudi per riuscire a vestire panni nuovi e che siano di moda, attuali.
Dico questo perché provo testardamente, da più di 8 anni, a costruire un modo diverso di fare politica e nelle parole di Nichi trovo il senso della mia attività e del mio essere di sinistra.
Dice e fa cose di sinistra e questo basta per riaccendere una speranza, per ricostruire un sogno.
Erano anni che un politico, un militante, non parlava di bellezza come elemento socio-economico e culturale, erano anni che non si poneva la condizione umana al centro della politica in maniera così concreta e decisa.
L’ondivago movimento del politico medio, che sceglie tutte le mete per non sceglierne nessuna, è aberrante e sconcertante per chi, come me, vive della politica sia il lato passionale che quello di concertazione sociale.
Io so da che parte stare sul caso di Pomigliano e su quello di Mirafiori.
Io so da che parte stare sulla questione della scuola.
Io so cosa fare quando si parla di diritti.
Io so cosa significa essere e scegliere una parte.
Io so parteggiare.
Io so che nel nostro campo delle idee, nella costruzione di noi stessi come collettivo, come insieme di sentimenti e passioni, dobbiamo essere chiari e netti. Dobbiamo scegliere.
Perché, se la politica è fare una scelta, questa deve essere chiara, deve essere esplicita, perché se non lo è pagheranno i più deboli, gli esclusi. E se questa scelta non è maggioranza lo sarà.
Io credo che Nichi sia parte di ognuno di noi, la parte più testarda e sincera. Quella parte libera da vecchie ideologie, libera da vecchi schemi e pratiche, proiettata verso una sinistra nuova capace di “riconnettersi sentimentalmente” al mondo che le sta intorno. Non solo un’opportunità politica, ma una svolta sociale e culturale.
È qui che Gramsci sboccia con la sua attualità e lungimiranza, il suo parteggiare, il suo non voler essere un cencio inamidato, la sua connessione, il suo “vivo in quanto parteggio”.
Vivo in un territorio ovattato, dove si preclude il conflitto delle idee, dove la politica è mera gestione e pura burocrazia, dove si accentua l’individualismo e l’ego manageriale e trovo nelle parole di Nichi quello che noi, con SEL, dobbiamo riuscire a fare: saper andare oltre, saper rinunciare a noi stessi per costruire una sinistra nuova e un mondo migliore.
L’altra sera, durante una cena con amici e compagni, affrontavamo la galassia politica e abbiamo iniziato a parlare di lotta e lavoro, della legge bavaglio, dell’indignazione che deve nascere dalle scelte politiche.
Perché la lotta sulla legge bavaglio si e quella sul caso Pomigliano no?
In questo dilemma ci siamo animati, ci siamo scaldati e abbiamo scoperto la figura di nonno Erminio, quello delle lotte per i diritti dei lavoratori quando non c’erano diritti a difendere la classe lavoratrice, ma che ugualmente si difendeva con il suo essere entità, gruppo, anima. Dove la tua condizione era soggetta agli umori del “padrone”.
È lì che abbiamo ritrovato il senso alla parola sinistra. Diritti e lavoro sono le parole chiave.
Ci sono voluti 3 anni di macchia, boschi, montagne e colline, 3 anni di resistenza per consegnarci un paese libero.
Tanti anni di lotte per i diritti sociali e lavorativi.
Anni spesi per un paese migliore.
Ognuno di noi deve oggi dare il suo contributo perché questo riaccada.

Para-digma, Para-gnosta, Para-culata, Para-brezza, Para-cadute. Ovvero: Il Sonno delle Regioni Genera Mostri.

Un lungo filo conduttore lega (anzi no.. lega no…), collega le politiche del 2008 alle amministrative/provinciali/europee del 2009 alle ultime regionali del 2010. È un filo forte, di ferro si potrebbe dire, che avvolge e soffoca la sinistra italiana. Guardare ai risultati di ieri non fa bene, non fa nemmeno malissimo questo è vero, ma sotto ogni aspetto è difficile stare sereni leggendo in numeri. Calo dell’affluenza, PD che perde ovunque, noi che ci confermiamo partito con percentuali stile “Il Partito degli amici del Cane”, la crescita mostruosa della Lega, il consolidamento del centrodestra e la loro conseguente conquista di 4 regioni (Calabria, Campania, Piemonte e Lazio) oltre alle 2 ormai irrecuperabili (Veneto e Lombardia). Sinistra Ecologia e Libertà in molte circoscrizioni è stata battuta dalla Federazione della Sinistra, ed è stata largamente surclassata in campo nazionale dall’Italia dei Valori. Nelle regioni in cui si sono presentate, le liste di Grillo hanno dato un’ulteriore mazzata, a volte più che triplicando i nostri voti. Scenario non apocalittico dicevo, perché in fin dei conti non perdiamo niente, assestandoci sui livelli delle scorse elezioni europee.

Un piatto di prosciutto crudo

Un pareggio a reti inviolate direbbe qualcuno. Il filo conduttore dicevo si sta stringendo, e dobbiamo fare in modo che per lo meno allenti leggermente la presa perché ora più che mai abbiamo bisogno di ossigeno al cervello. È il momento di pensare, infatti. È il momento di pensare a cambiare paradigma. Tutti vanno sempre alla ricerca del voto dei cosiddetti moderati, che sembrerebbero l’ago della bilancia di ogni elezione. Questa volta i moderati sono stati moderatamente a casa, moderatamente stanchi di non sapere chi moderatamente la pensa come loro. E gli estremi più profondi hanno vinto. Lega su tutti, che ha guadagnato ovunque, persino in Toscana, persino a Siena, persino ad Asciano. L’Idv che ha dimostrato di essere un partito che sa dettare i tempi della discussione. E Grillo appunto, che dopo le tante chiacchiere sullo schifo della politica, ci si è buttato a capofitto. Ma stavolta più che mai, per favore, non commettiamo il solito errore di dare la colpa a questo e a quello: ai suddetti che ci rubano i voti, agli elettori che non ci meritano, al PD che non sa fare opposizione, ai populisti, ai razzisti, ai fascisti e anche ai ciclisti.

La colpa è nostra. Di pensare che alla fine la nostra idea, di cui siamo convinti, arriverà a tutti, in un’epifania degna dei migliori paragnosti; abbiamo l’imperdonabile colpa di ritenere che la gente, il popolo, gli elettori  prima o poi poverini capiranno anche loro cosa stiamo dicendo. E intanto chi si fa capire bene guadagna voti. Non pensate che stia parlando di imitare l’atteggiamento demagogico della Lega e di tutti gli altri, io sto parlando di un nuovo paradigma di comunicazione, un paradigma come quello che ha portato Vendola alla sua riconferma.

E non diciamo poi che non è uno che si mette a nudo...

È furbo Nichi, non si lascia fregare lo spazio, si lancia, si reinventa, sfrutta gli sfottò, è divertente arguto e sagace. Sinceramente avrebbe tutto per perdere nell’Italia di oggi: gay, terrone, comunista. Eppure è lì e detta i tempi, così tanto e con tale forza che già ce lo vorrebbero rubare… Il problema nostro è che di Vendola ce n’è uno solo, e abita in Puglia. La scelta di mettere il suo nome sul simbolo mi è parsa una sincera paraculata, quasi una presa in giro, ma non nei confronti nostri, di chi comunque avrebbe votato lì, ma nei confronti degli altri, di chi da noi sia aspetta qualcosa di nuovo e non azioni che non hanno niente a che vedere con il nostro linguaggio e il nostro modo di essere. Noi navighiamo a vista, con un parabrezza appannato, e questo spesso ci porta o a sbagliare strada o, peggio ancora, a girare in tondo.

Dove va quella sinistra che non può far affidamento sulla Piccola Vedetta Pugliese? Deve fare quello che ha fatto lui, deve imparare di nuovo il dialetto, deve di nuovo tornare a parlare sboccato, deve tornare al circolo delle bocce, deve sudare e sporcarsi le mani proprio come quella gente che vorremmo tanto rappresentare e che secondo me vorrebbe tanto tornare a votarci. Si capisce dalle ultime elezioni che c’è voglia di concretezza, di durezza anche, di sincerità e di calli nelle mani (so di non essere il massimo esponente di questa linea di vita, ma questo discorso lo faccio rivolto in primis a me).

Chi vota Lega lo fa perché non c’è altro messaggio che lo colpisca, che parli davvero di lui, che lo coinvolga in prima persona, e l’inevitabile conseguenza poi sarà che si ritroverà ad abbracciare un ideale che magari prima rigettava con forza, passando, come è successo agli operai del nord, dalla solidarietà sociale alla diffidenza, all’egoismo se non anche al razzismo. Chi vota Idv e Grillo lo fa perché non ne può più, perché è stanco e non trova nessun altro appiglio, nessun’altra alternativa vera, o presunta, a quella che ormai reputa una politica corrotta, vecchia e familistica. La nostra colpa finora è stata quella di non saper creare una valida risposta a queste necessità che in un momento di crisi economica, sociale, culturale si vanno via via inasprendo e estremizzando. Noi non sappiamo né cosa dire, e nemmeno come dirlo.

Dobbiamo inventarci qualcosa, e alla svelta, prima che sia troppo tardi: prima cioè che anche in Toscana si cominci a parlare lumbàrd, prima che ad Asciano, per risolvere l’emergenza sicurezza,  si decida davvero di mandare i paracadutisti a Chiusure.

Bossi padre e Bossi figlio (primo eletto della Lega a Brescia) giurano sulla testa di He-Man di continuare a difendere Greyskull dai terroni.

Inciso o P.S.: Le regionali sono elezioni strane, né troppo vicine all’elettorato, come amministrative e provinciali, né troppo importanti per l’elettorato, come le politiche. Guarda caso però, la Lega è quella che ha guadagnato più di tutti, l’unica forza che basa tutto sulla differenza locale, sul prodotto tipico, sullo stereotipo, sull’essere vero e autentico rappresentante del proprio territorio. Della propria regione appunto. Gli unici che non si sono adagiati, addormentati sulla questione territoriale hanno trionfato. Occhio quindi, che il sonno delle regioni genera mostri.

La squadriglia di paracadutisti assegnata a Chiusure si addestra nei pressi di Kabul

Lettera a Nichi Vendola

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo volentieri questa lettera a Nichi Vendola, scritta da Carlo Loccarini della Sezione Virtuale de La Sinistra.

Caro Nichi,

crediamo tanto nella necessità e nell’urgenza di un nuovo partito della sinistra da averne già aperto una sezione, ancorchè virtuale. Una sezione, Nichi, perché vogliamo un partito, un partito nuovo che sappia risvegliare interesse, ricreare passioni e speranze dove esistono passività e disillusione, che sappia riannodare le fila di una sinistra divisa e stanca, delusa da una politica che genera indifferenza, che ha spento qualsiasi voglia di partecipare e di fare.

Un partito germoglio di una sinistra nuova, forte negli ideali e nella visione della realtà, vicina ai luoghi del disagio e della sofferenza, che studi, ricerchi, programmi, discuta, convinca, lotti.

Un partito laboratorio cioè o, se vuoi, con tante fabbriche, qui a Roma e nel resto del Paese, che torni a farci sognare.

Avrai seguito il dibattito che si è sviluppato in rete (in una miriade di siti, vorrà pur dire qualcosa) in questi anni. Un dibattito ampio, serio, impegnato tra compagni, giovani, semplici cittadini, tutti animati dalla stessa voglia di un nuovo protagonismo politico.

Un esempio di comunità attiva, fattiva, partecipativa come vorremmo che fosse tutta la società che, invece, lo strapotere dei media ha nettamente marcato, segnando un’egemonia culturale che, incontrastata, è diventata, giorno dopo giorno, modello di vita e riferimento comportamentale di massa. Una società chiusa in un recinto sempre più ristretto di spazi democratici e sempre più caratterizzato da forti tensioni sociali.

Bisogna, in fretta, riconquistare consenso, egemonia ricompattando pezzi di società oggi frantumati. Bisogna ridare al Paese un’ossatura, ricostruirne la spina dorsale, farlo uscire dalla pericolosa mediocrità del quotidiano, ridargli speranze e futuro, prima che sia troppo tardi.

Così non è più da tanto tempo. E non lo è per la mutazione genetica del PD e per i contrasti, le resistenze, i particolarismi di una sinistra racchiusa nelle proprie intangibili certezze, nel proprio vocabolario di parole, nei propri simboli che poco dicono, ormai, alla stragrande maggioranza del popolo italiano. Non si tratta, quindi, di resuscitare il vecchio, ma di costruire qualcosa di nuovo e, possibilmente, di altrettanto importante.

Questo dicevamo in tanti, convinti che davvero “i processi di cambiamento si costruiscono dal basso”.

Caro Nichi, se siamo qui a scriverti è per esternare a te, che incarni la nostra stessa voglia di cambiamento e di rinnovamento, problemi e difficoltà che rischiano di riportarci di colpo con i piedi per terra, ponendoci di fronte ad una situazione che avremmo voluto profondamente diversa.

Invece di sentirci il motore della rinascita della sinistra e del Paese, riaffiorano, in molti di noi, delusione ed amarezza che spengono entusiasmi e voglia di fare.

Le discussioni atroci e laceranti riguardo le candidature per le elezioni regionali, almeno nel Lazio, riportano in luce tempi e modi inaccettabilmente vecchi.

Assistiamo al trionfo dell’autoreferenzialità,delle lotte di potere tra le tante anime di SEL, che anziché liberarsi e contaminarsi in una comunità nuova, le cui tracce sono appena visibili nei territori, si rinchiudono ancora nelle trincee delle componenti fondatrici.

Siamo soffocati da uno spaventoso deficit di democrazia che esclude ( quasi ) tutti da ogni possibilità di intervento su metodi, criteri e scelta di persone per rappresentare degnamente nella regione il nostro impegno, la nostra diversità, la società alla quale vogliamo parlare. Stando così le cose non si esce dall’angolo, non ci si libera di una condizione minoritaria che non ci appartiene, per storia e volontà.

Tutto questo evidenzia ancora l’esistenza di gruppi dirigenti, privi di coraggio politico, che poco hanno contribuito a costruire il nuovo, diffondendo invece un senso di inadeguatezza e lontananza dai fermenti e dalle passioni di tanti.

Basterà il congresso per correggere una rotta abbondantemente smarrita e per rimettere in moto il processo di riaggregazione e ricostruzione di tutta la sinistra?

E’ la penultima speranza che ci è rimasta. L’ultima sei tu, Nichi.

Un forte abbraccio.

Carlo Loccarini

www.sezionelasinistra.netinfo@sezionelasinistra.net

Una Vittoria che aiuta.

La Vittoria di Vendola aiuta.

Quella anomalia pugliese parla di metodi nuovi, linguaggi diversi, relazioni aperte. Una politica fatta con la gente.

Risponde all’esigenza di democrazia che pressa i partiti nel loro senso classico, novecentesco, come li abbiamo conosciuti, e modifica il loro essere organizzazione di controllo e di potere.

Un partito oggi deve sapersi relazionare con queste esigenze, deve tornare alla gente per essere di massa e avere tendenze non settarie, ma più aperte possibili.

Capace di relazioni vere, sincere, di farsi complice e espressione di scelte popolari, soprattutto se modificano la  realpolitik.

Un partito capace di essere contaminato, perché solo così può contaminare.

È qui, in questo spazio che ritrovi la Sinistra, fuori dagli schemi, da dietrologie, da apparati arroccati su se stessi.

Riscopri una Sinistra che può essere così non solo in Puglia, ma ovunque in Italia.

Quella scintilla che è scoppiata in quel pezzo di meridione è brillata anche dentro di me, una vicenda che ho vissuto con ansia, nervosismo, partecipazione e passione, e sono sicuro che questi sentimenti hanno attraversato altre persone fuori dalla Puglia.

Perché? Semplicemente per la chiarezza dei contenuti, per la trasparenza nelle relazioni, per la voglia di ridare speranza ad un idea di Sinistra che oggi arranca perché schiacciata su se stessa.

Dobbiamo essere capaci di aprire, di buttare giù quelle porte che tendiamo a chiudere durante le riunioni, dobbiamo riprendere spazio tra la gente, farsi luogo di ascolto e di proposta.

In Puglia si è realizzato qualcosa che interroga tutta la politica, ma soprattutto interroga la Sinistra e coloro che vorrebbero ricostruire e riprendere un nuovo cammino.

Oggi, noi non possiamo non dare una risposta a queste domande.

La Puglia forse non sarà tutto, ma sono certo che quello che è accaduto possa aiutare.

Esprime un sogno che si concilia  e si realizza in simbiosi con la realtà.

Non è utopia, lo dicono i dati, la partecipazione, lo dimostra la complicità volontaria e collettiva alla sua realizzazione.

Da qui dovremmo ri-iniziare, riconnettersi con la gente, liberandoci di noi stessi e delle nostre certezze.

PER VENDOLA di Antonio Prete

La nostalgia per la Puglia –mia terra d’origine e di frequenti ritorni- è acuita questi giorni dal fatto che, cittadino senese come ormai sono, non posso votare alle primarie per Vendola. Cosa che, potendo, farei senza alcun dubbio e anzi con convinzione, per le ragioni che seguono. Con la scelta di Vendola, cinque anni fa, si affermava l’idea di una regione che, a partire da un cambiamento della condizione giovanile, voleva tentare il sogno, e anche, concretamente, il disegno, di una trasformazione profonda, sentendosi, allo stesso tempo, nel Mediterraneo e nell’Europa, nelle loro storie e culture e tradizioni. E per questo delineava l’immagine di una terra del Sud finalmente sottratta all’oscuro e tragico ricatto delle mafie, attenta ai problemi del lavoro e dell’occupazione giovanile, aperta all’accoglienza dello straniero, promotrice di una cultura in equilibrio tra tradizione e invenzione, tra storia e innovazione. Certo, un sogno. Che però poteva avere subito delle sue declinazioni visibili. E questo voleva dire, in concreto, scegliere con decisione i progetti di energia alternativa e rinnovabile, valorizzare i saperi esistenti, promuovere la ricerca, dare impulso a una cultura che in tutti i suoi linguaggi si misurasse allo stesso tempo con l’ascolto dell’altro e con l’interrogazione sul proprio passato, con le tradizioni locali e prossime e con quel che arrivava da lontano, da altre lingue e culture. Forme concrete di questo disegno ho avuto occasione di vedere in opera nei miei frequenti ritorni in Puglia. Come ho visto diventare realtà i parchi marini, prender forma la cura delle coste, diffondersi capillarmente una sensibilità ecologica, prima quasi del tutto estranea. E, soprattutto, diventare opinione meno rara e persino diffusa l’idea che politica e questione morale sono strettamente congiunte, e che la partecipazione alla cosa pubblica può anche poggiare sulla passione, e non sull’intrigo, sulla dedizione e non sull’interesse, sul bene pubblico e non sul tornaconto privato. Ora, domandarsi se tutto questo può continuare laddove è avviato e avere altre occasioni laddove finora è stato impedito, significa porsi una domanda politica. Oppure, a sinistra, dobbiamo continuare ancora a pensare che politico è anzitutto il disegno delle alleanze, il calcolo dei possibili voti, le sottigliezze interessate dei partiti? A furia di credere alle cosiddette strategie vincenti, e di considerare impolitica ogni forma di passione, e ingenuo ogni sogno, la sinistra è nel guado più melmoso della sua storia.

Assemblea di S&L: approvato il documento finale

L'assemblea di Sinistra e Libertà

L'assemblea di Sinistra e Libertà

E’ stato approvato durante l’assemblea nazionale di Sinistra e Libertà tenutasi a Bagnoli (NA) lo scorso 20 giugno il documento con il quale si danno le prime indicazioni in vista dell’inizio del cammino della costituente.

Ecco cosa ne dice il sito ufficiale di Sinistra e Libertà:

E’ costituito il coordinamento nazionale di Sinistra e libertà, composto da membri in rappresentanza dei partiti fondatori e delle tante elettrici e dei tanti elettori non iscritti ad alcun partito o movimento.

Il coordinamento e composto da: Daniela Brancati, Paolo Cento, Gim Cassano, Lisa Clark, Marco Di Lello, Claudio Fava, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Gianni Mattioli, Gennaro Migliore, Riccardo Nencini, Mauro Palma, Michele Ragosta, Luca Robotti, Simonetta Salacone, Giuliana Sgrena, Nichi Vendola, Alessandro Zan.

All’interno del coordinamento verranno conferiti incarichi di lavoro.

Entro il 15 ottobre dovranno essere costituiti i coordinamenti regionali di Sinistra e Libertà, che potranno avere fino ad un massimo di 11 membri e scelti con gli stessi criteri.

Al fine di sostenere l’azione politica di Sinistra e Libertà, viene istituita una specifica carta di adesione del costo di 10 Euro per i giovani fino a 18 anni e 30 Euro per tutti gli altri.

Vengono istituiti 2 gruppi di lavoro (uno sul programma e l’altro su regole e partecipazione) e forum tematici inerenti le campagne già varate.

La partecipazione ai forum è  libera e individuale.

I gruppi di lavoro sono costituiti da 60 membri ciascuno.

Nel mese di dicembre si terrà  la Conferenza programmatica di Sinistra e Libertà.

E’ stata assunta la proposta di inserire il termine “ECOLOGIA”, in luogo dei tre simboli attualmente presenti nel semicerchio inferiore, nel simbolo di Sinistra e Libertà.

Tutte queste decisioni saranno sottoposte a verifica nella prossima conferenza programmatica di dicembre.

All’indomani delle prossime elezioni regionali si terrà il congresso fondativo di Sinistra e Libertà.

A breve online il documento completo.

Di seguito il discorso di Nichi Vendola durante l’assemblea.

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