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Un anno di Politica

Poco più di un anno è passato dalla campagna elettorale e dal conseguente insediamento del consiglio comunale. Durante tutto questo tempo l’espressione “fare politica” ha assunto, tra di noi, un significato molto differente dall’uso dispregiativo che se ne fa nella lingua di tutti i giorni. Come amanti del retrò abbiamo riesumato quelli che erano i modi di un tempo: la passione, l’impegno, la costanza e li abbiamo fusi con le problematiche locali di un sistema globale.
Del lavoro in consiglio comunale, interrogazioni e mozioni, potrete trovare un rapido sunto nelle misere 1700 battute (neanche venti righe di una pagina) che l’amministrazione ci ha messo a disposizione nel giornale “La Fonte”. Avevamo, a suo tempo, richiesto una pagina per ognuno dei tre gruppi consiliari (noi, Pd e PDL ), ovviamente la risposta fu negativa visto che era già chiaro come fossimo noi gli unici ad avere tanto da dire per riempire tutto quello spazio.
Questi che vi riportiamo qui sotto sono alcuni dei temi di cui abbiamo provato a discutere con Sindaco, assessori e consiglieri comunali di maggioranza. Spesso però più che una discussione erano dei monologhi senza alcun riscontro visibile e udibile nelle teste dei nostri interlocutori.
Le case popolari sono state un asse della nostra campagna elettorale . La lista di richieste si allunga di giorno in giorno, complice la crisi economica che stiamo attraversando, e sono molti quelli che ancora non hanno avuto modo di ottenere un’ubicazione. Nell’ambito della discussione sul regolamento dei riscatti abbiamo proposto di utilizzare i proventi per costruire nuove case che possano soddisfare le richieste di edilizia popolare.
Stiamo studiando anche una proposta di affitto sociale di modo da andare a riempire gli appartamenti rimasti sfitti per lungo tempo e che permetterebbero di evitare troppe nuove costruzioni.
Sul tema del lavoro in relazione alla crisi, a seguito di una nostra interrogazione l’assessore Fregoli aveva proposto di indire un consiglio comunale incentrato su questo tema, abbiamo rilanciato chiedendo che questo consiglio fosse aperto alla partecipazione di lavoratori e sindacati. Purtroppo ancora non è stato fatto nonostante la situazione nel nostro territorio sia disastrosa, basti ricordare le agitazioni alla FAU e l’imminente chiusura della COTTODAVID.
Sempre nell’interesse del cittadino stiamo cercando di ridurre la distanza che oggi intercorre tra la politica e la popolazione. Sebbene in un contesto locale questo obbiettivo possa apparire molto più abbordabile rispetto alla situazione nazionale, visto il riscontro diretto che si ha tra le decisioni prese dai politici di un’amministrazione comunale e gli interessi di chi li ha votati, sembra che non sia la distanza il problema ma il muro del disinteresse che è stato costruito negli ultimi anni da entrambi i lati. Per sopperire a questa devianza nei rapporti di una comunità, abbiamo richiesto di poter riprendere le sedute del consiglio comunale per poi renderle disponibili integralmente su internet o a chiunque ne facesse richiesta. L’idea è stata ben accolta dalla cittadinanza visto che anche chi sarebbe interessato ad assistere alle sedute spesso non può per colpa degli orari di lavoro. Purtroppo quest’idea non è piaciuta al Sindaco che l’ha respinta.
Un’altra forma di partecipazione diretta è stata l’idea del “CONCORSO VINCI UN’E-MOZIONE”. Abbiamo invitato tutti ha farci segnalazioni sui disagi che vivono quotidianamente per trasformarli in interrogazioni o mozioni che avremmo presentato in consiglio. E’ quello che è avvenuto per la segnalazione dello stato indecente in cui riversa Via Antonio Gramsci.
Oltre che in consiglio comunale abbiamo cercato di lavorare in strada organizzando varie iniziative che hanno avuto, per la maggior parte, una discreta partecipazione. Dalla serata con Fausto Bertinotti che ci ha presentato il su ultimo libro “Devi augurarti che la strada sia lunga” alla serata in cui, insieme all’assessore comunale e a quello provinciale ai trasporti, e con la presenza di Stefano Maggi, abbiamo affrontato il tema del trasporto ferroviario della linea Siena-Chiusi. Importante è stata anche la Festa LIBERASCIANO, organizzata nella settimana che comprendeva due date molto importanti, il 25 Aprile e il 1 Maggio, che ha visto l’alternarsi di dibattito, cultura e musica e che ha riscontrato un più che ottimo successo tra gli ascianesi.
Durante la festa abbiamo raccolto le firme per il referendum dell’acqua raggiungendo un buon risultato: 105 sono infatti le firme raccolte ad Asciano. Il tema dell’acqua è un altro punto dolente del nostro territorio visto che deve affrontare le varie mancanze della società Acquedotto del Fiora.
Abbiamo dato ascolto anche a tutti quei cittadini che ci chiedevano di avere una sinistra unita e abbiamo promosso un incontro tra noi e il PD di Asciano. L’incontro non è stato fruttuoso visto che ancora si parla di politica come accordi e bassi compromessi, non di politica come idee e punti di vista sui temi che ci coinvolgono direttamente e indirettamente. Siamo ancora pronti a discutere, lo siamo sempre stati, ma è fondamentale che ci si confronti sui temi, sulle idee e sulle prospettive di questo comune con la maturità che manca alla classe politica nazionale d’oggi, quella maturità che permette di rendere un confronto fruttuoso nell’accrescimento delle idee. Noi ci sentiamo un movimento politico che non ha paura di confrontarsi sulle idee di futuro per questo territorio e non si vergogna a votare a favore quando quello che viene proposto dalla maggioranza può avere dei riscontri positivi sulla vita dei cittadini.
Al momento, oltre a tenere vivo l’interesse per tutti gli argomenti elencati sopra, stiamo seguendo l’evoluzione della situazione dell’asilo nido di Arbia e ci stiamo preparando ad offrire nuove iniziative a partire dal prossimo autunno.

L’inutilità di un luogo: Consiglio Comunale 29/6/2010

Non fraintendeteci il Consiglio Comunale di Asciano non è inutile nel prendere decisioni.

La maggioranza le prende.

Vota compatta, alza la mano all’unisono, segno di una concertazione seria, matura, condivisa e totalizzante fra consiglieri e assessori. Espressione di un rassicurante e coinvolgente 65 per cento alle elezioni amministrative del 2009.

Siamo semplicemente spettatori di un rituale che ha visto solo una volta alzarsi un’espressione contraria, non allineata dalla scelta della maggioranza, che tramite il gesto della mano si è distinta con una astensione. Stupore, incredulità, qualche faccia meravigliata ma niente di più. È rimasto un gesto isolato, lasciato cadere nel vuoto.

Vi diciamo questo perché, oltre ai consiglieri, alcuni di noi partecipano al consiglio comunale da quando si è assediato.

Invitiamo anche voi a partecipare, a capire, a prendere contatto con un luogo che esprime la composizione politica e amministrativa del vostro voto in questo territorio.

Ora, noi non siamo geni e non abbiamo la pretesa di esserlo, non abbiamo ricette e soluzioni definitive per tutto, ma sappiamo che la politica è dialogo, è opportunità di confronto, è sintesi fra le parti, è totalizzante perché prima di tutto è un rapporto umano con la società. Perché la politica è società.

Esser venuti all’ultimo consiglio poteva farvi prendere coscienza di un luogo che esprime 11 consigliere del centro sinistra, 3 della destra e 2 della Sinistra. Un luogo che avrebbe le carte in regola per essere dinamico, vivace e costruttivo.

Invece il consiglio comunale di Asciano è una sala parto senza donna, è un luogo sterile alla vita, è la morte della politica.

Al consiglio in questione sono state presentate due interrogazioni dal nostro gruppo e sono stati votati 3 ordini del giorno: uno sui trasporti, una modifica sul regolamento relativo alle energie rinnovabili ed infine il regolamento sui matrimoni civili. È durato 35 minuti, appello dei presenti incluso.

La gestione di per sé era semplice visto che i documenti erano nati dal lavoro nelle varie commissioni, ma ci siamo proposti di avanzare durante il consiglio delle proposte, delle idee per portare avanti qualche progetto e per rilanciare l’azione su alcuni temi.

Abbiamo votato a favore gli ordini del giorno e, in particolare, su quello dei trasporti e quello dei matrimoni civili abbiamo lanciato due proposte.

Sappiamo che un documento politico, come quello sui trasporti, ha la necessità di essere mantenuto in vita e non deve essere abbandonato sulle scrivanie dei burocrati. Va continuamente supportato per non far cadere l’interesse politico e strategico. Per questo abbiamo lanciato l’idea di promuovere incontri e confronti, cercando di sensibilizzare la politica sul trasporto pendolare, in modo trasversale, non di parte. Abbiamo spiegato, inoltre, la necessità di promuovere un incontro con l’assessore regionale Ceccobao.

Il regolamento sui matrimoni civili ci ha dato la possibilità di ampliare il discorso e di affrontare un tema che dovrebbe essere all’ordine del giorno di una politica di sinistra più o meno moderata, quello del registro delle coppie di fatto. Più semplicemente quello dell’allargamento dei diritti, una questione che sta alla base di una democrazia moderna e che dovrebbe interessare tutta la galassia politica di sinistra.

Queste argomentazioni e proposte dovevano, secondo noi, animare il consiglio ma la maggioranza ha taciuto. Assessori, Sindaco e Vicesindaco, Capogruppo, Presidenti di Commissioni e Consiglieri hanno ritualmente risposto con il silenzio. Sorrisini, facce inespressive, disattente, forse scocciate, un silenzio tombale.

Ci chiediamo che cosa è per loro la politica se non il senso del confronto aperto sul campo delle idee.

In molti ci chiedono il perché di questa divisione a sinistra nella politica di Asciano, perché non la facciamo finita e non andiamo tutti insieme. Un tentativo l’abbiamo fatto, ci siamo incontrati con il PD e abbiamo portato delle idee su cui discutere per vedere se si poteva instaurare una dinamica di confronto costruttivo tra di noi. Questo però non interessava all’attuale maggioranza che ha tenuto ferma la discussione sul fatto che noi ci siamo dichiarati come opposizione e non come minoranza, che prima del confronto ci deve essere un processo politico. In pratica ci hanno proposto un paradosso: se volete entrare nella discussione dovete rinunciare alla discussione, in parole povere se volete vedere approvata qualche vostra proposta dovete fare il nostro gioco, altrimenti continueremo ad ignorarvi come abbiamo fatto fino ad ora.

Finché i cittadini di Asciano si terranno a distanza dalla vita del consiglio comunale non riusciremo a spezzare questa dinamica, anche se continueremo a lavorare perché la politica ritorni ad essere un confronto aperto sulle idee e non mera gestione del potere.

Dichiarazione di voto: Dichiarazione d’amore

Durante il consiglio comunale del 29 aprile 2010 il gruppo consigliare La Sinistra per Asciano ha votato a favore la mozione  presentata dalla maggioranza relativa agli atti vandalici al monumento dei caduti di Scalvaia, avvenuta a Monticiano.
Il consigliere Guido Marzucchi aveva depositato due emendamenti che non modificavano il significato della mozione, ma cercavano di arricchirne alcuni passaggi.
Prima del Consiglio è stata convocata la Conferenza dei Capigruppo dove appresi che per quanto riguardava gli emendamenti presentati non ci sarebbe stato problema per il primo, mentre per il secondo non c’era condivisione e che, con tutta probabilità, questo sarebbe stato bocciato.
Nessun problema.
Regole della democrazia, del confronto e del dialogo tra le forze che compongo una assemblea elettiva come il consiglio comunale.
Regole che impongono rispetto e che danno significato anche alle parole spese.
Di seguito il  mio intervento:
“Apprendo la notizia del voto contrario da parte della maggioranza agli emendamenti presentati da Guido Marzucchi per quanto riguarda la mozione sugli atti vandalici al monumento ai caduti di Scalvaia.
Ammetto di essere molto dispiaciuto, anche perché le parole spese all’interno di una Conferenza importante come quella dei Capigruppo, sono cosa seria.
Sono la base del rapporto politico tra le varie forze, tra il governo e l’opposizione, e siccome si ritratta la promessa fatta di un voto a favore, mi ritrovo fortemente combattuto e sarei intenzionato a lasciare l’aula al momento del voto.
Non lascerò l’aula e voterò a favore la vostra mozione.
L’argomento della Resistenza è per me  importante per molteplici  motivi: sono antifascista, tesserato all’ANPI da  molti anni, un’associazione che ha tenuto ai margini i giovani fino all’ultimo congresso, avvenuto tre anni fa, e che oggi, dopo l’apertura, conta 110.000 tesserati giovani in più.
L’altro motivo riguarda una fatto personale che, spero, mi perdonerete. In questo territorio risiedevano compagni che hanno partecipato alla Resistenza militando in una delle più importanti brigate attive nel sud di Firenze, la Spartaco Lavagnini. Il capitano della zona era Platerna, che ha scritto un bellissimo libro che si intitola “Brigata Spartaco Lavagnini”. In questo libro ci sono due personaggi molto importanti: Rolando e Palmiero Braconi, cioè mio zio e  mio bisnonno “Guerrino”, nome di battaglia.
Data l’importanza, nonostante la profonda tristezza che provo per l’ennesima mancanza di rispetto, ho deciso alla fine di rimanere alla votazione e di votare  a favore. Per dimostrare anche coerenza e rispetto per coloro i quali la memoria è  stata imbrattata da persone che attaccano non solo un monumento, ma monito alla memoria, alla storia. Ribadisco: è talmente importante il tema della Resistenza per la mia sensibilità e per la sensibilità della Sinistra per Asciano che, nel piccolo, abbiamo deciso di dedicargli cinque giorni di incontri, di dibattito, di confronto, in modo da imparare oggi che cosa è la resistenza: è solo una celebrazione, un ricordare o è qualcosa di più? Le forme di resistenza oggi e nel passato sono state molteplici, ed è straordinario come proprio questo tema rappresenti uno dei rari casi di serio dibattito all’interno del Consiglio Comunale di Asciano.
Detto questo però mi pongo delle domande: quando qualche tempo fa venne a trovarci l’ex Presidente della Camera, ci raccontò un pezzo d’Italia e che la resistenza è di parte, perché in questo Paese c’è stata una parte che l’ha dovuta difendere e una parte che, continuamente, l’attaccava e la rinnegava.
Oggi mi dovete spiegare perché io devo combattere ancora perché non esista più una legge, un disegno di legge, che vuole comparare la lotta partigiana alla Repubblica Sociale italiana.
Mi dovete dire perché si dovrebbero paragonare coloro che si ritirarono in una Salò difesa dai tedeschi, a quelli che combatterono e morirono in quelle linee gotiche che attraversano e dividevano l’Italia.
Mi dovete spiegare perché, alle soglie del 25 aprile, una socialista come la Craxi sostiene che bisogna rivendicare Piazza Loreto e ristabilire la figura di Mussolini, quando continuamente i partigiani e la resistenza tutta, vengono bistrattati dai libri di storia, specialmente e non casualmente negli ultimi tempi.
Questo è un grossissimo problema a cui va aggiunta la forte indignazione che ho provato, e con me moltissime altre persone, nel vedere che come Comune non abbiamo avuto la capacità di celebrare il 25 aprile in una maniera seria, che fosse quella del confronto. Pur avendo una posizione critica e di poca fiducia verso  l’Assessore alla cultura di questa Amministrazione, devo ammettere che  andare nelle scuole a portare la testimonianza insieme ad un ex-partigiano è un atto positivo, ma questo non basta.
L’impegno forte, il riverbero di un’Amministrazione comunale seria e coesa su un tema come questo era importante, ma come al solito è mancato. Allora vi propongo  l’idea di promuovere  un comitato dedicato al 25 aprile, che sia allargato alla società e che inizi  a lavorare sul tema della Resistenza, sui suoi valori e che non solo la celebri, ma la pratichi.
Spero che un giorno si finisca di difendere la Resistenza e i valori che insegna, penso che la Resistenza  debba trovare lo spazio che trova la Rivoluzione francese all’interno dei libri di storia francesi e del suo Stato.
La Resistenza non c’è nei nostri libri di storia e, se oggi hai una pensione, se oggi sei libero in questa società è perché parecchie persone giovani sono morte per questa assurda Italia. L’attacco, tutto ideologico, alla Resistenza non è tanto alla sua storia, ma è ai valori che narra,  valori di libertà, di uguaglianza, che magari al freddo di un bosco trovavi, imparavi la vita, il gusto di condividere il sogno di una nazione diversa.
Quando Guido Marzucchi mi ha detto di presentare gli emendamenti ero un po’ perplesso, perché non avevo pensato bene al fatto che c’è bisogno anche oggi di difendere e di esercitare questi valori  verso una società dove l’individualismo viene fomentato anche da idee che sono di stampo prettamente fascista. Ho detto durante la Conferenza, mi hanno risposto tranquillamente che questo potrebbe essere un non problema. A noi mentre allestiamo una festa o mentre stiamo attaccando un manifesto della resistenza per le vie di Asciano qualcuno  fischia “ faccetta nera”, ma da altre parti picchiamo un migrante, accoltellano un omosessuale, deridono e cercano di “addomesticare” il diverso, imbrattano un monumento.
Io ritengo che il problema esista.
Io credo nei  valori che la Resistenza porta, valori trasmessi anche grazie al l’allegria e alla partecipazione di un canto. Oggi dovremmo smettere solo di celebrare ma dovremmo iniziare di nuovo a resistere , a riprendere quella canzone che cominciò 70 anni fa. Noi della Sinistra per Asciano saremo pochi e stonati a volte, ma è triste vedere che ancora una volta, nel nostro Comune, si sia preferito di nuovo il silenzio più assoluto e si sia espresso di nuovo il vuoto istituzionale”.

Plin Plin

A proposito di acqua vi propongo l’intressante puntata di “Presa Diretta” del 7/02/2010 dal titolo Acqua Rubata

Questi sono i link per vedere il resto della puntata:

Parte 2/10

parte 3/10

parte 4/10

parte 5/10

parte 6/10

parte 7/10

parte 8/10

parte 9/10

parte 10/10

Per vederla direttamente al sitodella RAI cliccate qui

Comunicato stampa

Dopo la mancata erogazione dell’acqua ed il disservizio che ha riguardato la zona della Costa da Venerdì 15 a Domenica 17 Gennaio, riteniamo opportuno che il presidente della Commissione risorse idriche del Comune di Asciano convochi una riunione d’urgenza per ricominciare a discutere di una situazione che è tornata a proporsi a pochi mesi dal «Va tutto bene!» espresso in sede di Consiglio dalla maggioranza.

Inoltre il tema dell’acqua riguarda anche il rapporto politico e istituzionale non troppo idilliaco tra “La Sinistra per Asciano” e l’amministrazione di questo paese. Il 27 Dicembre 2009 abbiamo depositato un ordine del giorno sul tema dell’acqua e della privatizzazione del servizio idrico. Nell’ultimo Consiglio Comunale, con una pratica maggioritaria e senza entrare nel merito della discussione, è stato bocciato sistematicamente qualsiasi ordine del giorno da noi presentato e ci è stato consigliato di presentarlo prima all’attenzione della maggioranza per poi poterlo discutere in Consiglio. Scopriamo poi che il 14 Gennaio è stato presentato un identico ordine del giorno sulle risorse idriche dallo stesso gruppo di maggioranza, tradendo con i fatti il loro stesso invito alla collaborazione.

Pur non essendoci i presupposti per un percorso politico diverso da quello consegnatoci dalle urne abbiamo deciso di invitare le forze della maggioranza ad un tavolo di confronto ritenendo indispensabile soddisfare, non solo a parole, la necessità di reintrodurre nella vita del nostro comune l’elemento democratico del confronto che, purtroppo, manca da troppo tempo.

Il portavoce

Lorenzo Benincasa

Il capogruppo

Alessio Duranti

Il consigliere

Guido Marzucchi

Tema: il mio primo Consiglio comunale. “La prima volta fa sempre male”.


La prima volta fa sempre male” urlava Giovanni Lindo Ferretti, nel 1987, su tappeti di chitarre sguaiate.
È uno di quei pezzi che fanno parte della mia adolescenza musicale, che a volte mi tornano in mente alla vista di un vecchio cd impolverato. È sicuramente più una battuta superficiale che altro, ma a volte può descrivere bene una sensazione reale.
Ieri sono stato per la prima volta spettatore di una seduta del consiglio comunale del mio paese e, mentre riflettevo sulla possibilità di raccontare questa esperienza, quella canzone mi è tornata in mente dopo molto tempo e credo che, se dovessi riassumere l’esperienza con una frase, citerei Ferretti.
Per sgombrare il campo da ogni tentazione ipocrita, mi presento.
Sono Giovanni Beninati, ho 24 anni, sono laureando in Filosofia all’Università di Siena e sono impegnato politicamente con il progetto “Sinistra Ecologia e Libertà”, di cui faccio parte del coordinamento provinciale. La politica non è per me una novità (la faccio all’interno dell’Università ormai da qualche anno), il consiglio comunale si.
Quello a cui ho assistito era, sulla carta, un consiglio comunale denso e interessante. All’ordine del giorno ventotto punti, tra cui alcuni – la questione delle morti bianche, l’istituzione del registro comunale del testamento biologico e il problema dei trasporti – sicuramente di notevole importanza, politica e sociale.
Quello che mi aspettavo non era né estrema correttezza e disponibilità, né una discussione di chissà quale spessore intellettuale e politico. Mi aspettavo, o meglio, mi auguravo, di assistere ad un dibattito, anche minimamente dinamico.
Quello che ho visto è stata invece una prassi impersonale di arroganza da parte dell’amministrazione comunale. Dopo aver seguito la votazione dei primi quattro punti all’ordine del giorno, se avessi avuto carta e penna sotto mano, avrei potuto scrivere il seguito del consiglio da solo. Non ho nessuna dote paranormale, ma tutto era retto da una equazione talmente semplice che anche un bambino l’avrebbe intuita.
Quando sentivo parlare del governo Berlusconi che fa passare le leggi a “colpi di maggioranza”, sottomettendo così l’apparato statale ai desideri di una maggioranza arrogante, mi rallegravo al pensiero di abitare in un paese governato da un centro-sinistra che tanto si prodigava nel mettere in luce il problema.
Evidentemente sono ancora molto ingenuo, ma di fronte all’evidenza mi ravvedo.
Quello che a questo punto vorrei chiedere a questi signori è che cosa ci sia di diverso nella loro pratica amministrativa. Hanno la maggioranza assoluta, non hanno nessun problema a far passare tutte le loro mozioni e non hanno nessun problema a respingere tutte quelle delle opposizioni. Ma questa possibilità dovrebbe rimanere tale, non dovrebbe attualizzarsi sistematicamente. Quello che, invece, ho visto fare alla maggioranza che governa il nostro comune è stata semplicemente una arrogante e superficiale messa in atto di questa possibilità che gli equilibri in consiglio comunale gli consentono. Ogni mozione presentata dalle opposizioni è stata respinta, spesso evitando addirittura il dibattito e senza neanche concedere la soddisfazione a chi ci aveva lavorato di sentirsi spiegare il perché di un voto contrario (su questioni, per di più, che vedono spesso il loro parere in “leggera controtendenza” – per citare colui che tanto accusano e imitano – a quello del loro partito a livello nazionale). La mia impressione, a questo punto, è che la causa di questa mancata motivazione sia molto semplicemente l’assenza della stessa: non glie ne frega niente di discutere delle questioni proposte (figuriamoci poi di assumersi l’onere di proporre qualcosa), il loro voto è basato semplicemente sul simbolo stampato sul foglio in cui è presentata la mozione. Consiglieri che non hanno alzato la testa dal foglio e non sembravano interessati minimamente alzavano la mano in modo meccanico.
Una ulteriore riprova dell’esistenza di questa prassi è l’altrettanto meccanica proposta di ritirare mozioni condivisibili per ripresentarle congiuntamente.  Nella mia testa, ma forse è un problema mio, questo significa che questi signori non votano il contenuto della mozione, ma piuttosto il simbolo dell’intestazione.
Non ho più quindici anni e non penso più di poter cambiare il Mondo, diciamo che ho un po’ ridimensionato i miei obbiettivi, forse perché qualche anno in più affina l’entusiasmo con un po’ di razionalità, forse perché le energie iniziano ad affievolirsi precocemente.
Ero convinto che almeno in un piccolo paese, dove tutti conoscono tutti, quel sogno di partecipazione, cui dovrebbe corrispondere disponibilità e impegno disinteressato da parte di chi ricopre determinati ruoli, fosse ancora realizzabile.
Posso dirmi orgoglioso di fare parte di una minoranza che si impegna a perseguire questo stesso obbiettivo, ma questa mattina questo orgoglio è avvolto da un velo di tristezza, la tristezza di aver assistito a qualcosa di meccanico e spento come il consiglio comunale di ieri sera.
Forse è solo che “La prima volta fa sempre male” e piano piano mi abituerò a questa apaticità. Spero invece che continuerò ad indignarmi con l’entusiasmo che qualcuno, nonostante tutto, ha dimostrato in quella sala.
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