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Un anno di Politica

Poco più di un anno è passato dalla campagna elettorale e dal conseguente insediamento del consiglio comunale. Durante tutto questo tempo l’espressione “fare politica” ha assunto, tra di noi, un significato molto differente dall’uso dispregiativo che se ne fa nella lingua di tutti i giorni. Come amanti del retrò abbiamo riesumato quelli che erano i modi di un tempo: la passione, l’impegno, la costanza e li abbiamo fusi con le problematiche locali di un sistema globale.
Del lavoro in consiglio comunale, interrogazioni e mozioni, potrete trovare un rapido sunto nelle misere 1700 battute (neanche venti righe di una pagina) che l’amministrazione ci ha messo a disposizione nel giornale “La Fonte”. Avevamo, a suo tempo, richiesto una pagina per ognuno dei tre gruppi consiliari (noi, Pd e PDL ), ovviamente la risposta fu negativa visto che era già chiaro come fossimo noi gli unici ad avere tanto da dire per riempire tutto quello spazio.
Questi che vi riportiamo qui sotto sono alcuni dei temi di cui abbiamo provato a discutere con Sindaco, assessori e consiglieri comunali di maggioranza. Spesso però più che una discussione erano dei monologhi senza alcun riscontro visibile e udibile nelle teste dei nostri interlocutori.
Le case popolari sono state un asse della nostra campagna elettorale . La lista di richieste si allunga di giorno in giorno, complice la crisi economica che stiamo attraversando, e sono molti quelli che ancora non hanno avuto modo di ottenere un’ubicazione. Nell’ambito della discussione sul regolamento dei riscatti abbiamo proposto di utilizzare i proventi per costruire nuove case che possano soddisfare le richieste di edilizia popolare.
Stiamo studiando anche una proposta di affitto sociale di modo da andare a riempire gli appartamenti rimasti sfitti per lungo tempo e che permetterebbero di evitare troppe nuove costruzioni.
Sul tema del lavoro in relazione alla crisi, a seguito di una nostra interrogazione l’assessore Fregoli aveva proposto di indire un consiglio comunale incentrato su questo tema, abbiamo rilanciato chiedendo che questo consiglio fosse aperto alla partecipazione di lavoratori e sindacati. Purtroppo ancora non è stato fatto nonostante la situazione nel nostro territorio sia disastrosa, basti ricordare le agitazioni alla FAU e l’imminente chiusura della COTTODAVID.
Sempre nell’interesse del cittadino stiamo cercando di ridurre la distanza che oggi intercorre tra la politica e la popolazione. Sebbene in un contesto locale questo obbiettivo possa apparire molto più abbordabile rispetto alla situazione nazionale, visto il riscontro diretto che si ha tra le decisioni prese dai politici di un’amministrazione comunale e gli interessi di chi li ha votati, sembra che non sia la distanza il problema ma il muro del disinteresse che è stato costruito negli ultimi anni da entrambi i lati. Per sopperire a questa devianza nei rapporti di una comunità, abbiamo richiesto di poter riprendere le sedute del consiglio comunale per poi renderle disponibili integralmente su internet o a chiunque ne facesse richiesta. L’idea è stata ben accolta dalla cittadinanza visto che anche chi sarebbe interessato ad assistere alle sedute spesso non può per colpa degli orari di lavoro. Purtroppo quest’idea non è piaciuta al Sindaco che l’ha respinta.
Un’altra forma di partecipazione diretta è stata l’idea del “CONCORSO VINCI UN’E-MOZIONE”. Abbiamo invitato tutti ha farci segnalazioni sui disagi che vivono quotidianamente per trasformarli in interrogazioni o mozioni che avremmo presentato in consiglio. E’ quello che è avvenuto per la segnalazione dello stato indecente in cui riversa Via Antonio Gramsci.
Oltre che in consiglio comunale abbiamo cercato di lavorare in strada organizzando varie iniziative che hanno avuto, per la maggior parte, una discreta partecipazione. Dalla serata con Fausto Bertinotti che ci ha presentato il su ultimo libro “Devi augurarti che la strada sia lunga” alla serata in cui, insieme all’assessore comunale e a quello provinciale ai trasporti, e con la presenza di Stefano Maggi, abbiamo affrontato il tema del trasporto ferroviario della linea Siena-Chiusi. Importante è stata anche la Festa LIBERASCIANO, organizzata nella settimana che comprendeva due date molto importanti, il 25 Aprile e il 1 Maggio, che ha visto l’alternarsi di dibattito, cultura e musica e che ha riscontrato un più che ottimo successo tra gli ascianesi.
Durante la festa abbiamo raccolto le firme per il referendum dell’acqua raggiungendo un buon risultato: 105 sono infatti le firme raccolte ad Asciano. Il tema dell’acqua è un altro punto dolente del nostro territorio visto che deve affrontare le varie mancanze della società Acquedotto del Fiora.
Abbiamo dato ascolto anche a tutti quei cittadini che ci chiedevano di avere una sinistra unita e abbiamo promosso un incontro tra noi e il PD di Asciano. L’incontro non è stato fruttuoso visto che ancora si parla di politica come accordi e bassi compromessi, non di politica come idee e punti di vista sui temi che ci coinvolgono direttamente e indirettamente. Siamo ancora pronti a discutere, lo siamo sempre stati, ma è fondamentale che ci si confronti sui temi, sulle idee e sulle prospettive di questo comune con la maturità che manca alla classe politica nazionale d’oggi, quella maturità che permette di rendere un confronto fruttuoso nell’accrescimento delle idee. Noi ci sentiamo un movimento politico che non ha paura di confrontarsi sulle idee di futuro per questo territorio e non si vergogna a votare a favore quando quello che viene proposto dalla maggioranza può avere dei riscontri positivi sulla vita dei cittadini.
Al momento, oltre a tenere vivo l’interesse per tutti gli argomenti elencati sopra, stiamo seguendo l’evoluzione della situazione dell’asilo nido di Arbia e ci stiamo preparando ad offrire nuove iniziative a partire dal prossimo autunno.

Un comune senza bussola

Il governo del Comune di Asciano, per usare una metafora marinara, naviga ormai da anni a vista.
L’amministrazione sembra priva di orizzonti e, soprattutto, non c’è un progetto di sviluppo per questo territorio. Un progetto che sia turistico, culturale, sociale ed economico.
E si sente eccome questa assenza di strategia nell’Istituzione più importante e più vicina ai cittadini.
Rispetto all’aumento demografico (7000 abitanti ca. ad oggi), dopo il livello più basso registrato negli anni ‘70 (poco più di 5000 abitanti) a causa dello spopolamento delle nostre campagne verso le zone industriali, non si registra un benché minimo sforzo di contribuire a delineare una strategia di medio e lungo termine alla quale raccordare gli investimenti, i servizi, le scelte urbanistiche, insomma una bussola che possa far intravedere ai nostri giovani un futuro nell’ambito di questo territorio.
Si percepisce a pelle un’amministrazione lontana, rinchiusa nel palazzo, priva di idee e di progetti che rifiuta il confronto con le istanze democratiche, sociali e culturali che la società nel suo insieme esprime. La sintesi più eclatante di ciò si manifesta nei lavori del Consiglio Comunale. In quel consesso (luogo istituzionale di confronto politico-programmatico deputato per eccellenza a ciò), Il Sindaco e la sua maggioranza fanno sfoggio con arroganza dei numeri, delle chiusure e del caparbio rifiuto a confrontarsi nel merito dei problemi posti o sollevati dai consiglieri di minoranza.
Sicuramente la crisi non aiuta e amplifica le difficoltà, ma il nostro Comune si trova in questa situazione di stallo da oltre 15 anni. Le idee programmate da anni, come Idea Donna, sono state annullante e sostituite con il nulla, non un’idea chiara, non un progetto chiaro.
Vi è stata, inoltre, in questi anni un’abdicazione totale rispetto all’esigenza di assumere un ruolo guida nelle politiche di sviluppo del territorio delle “Crete Senesi”, Un marchio senza appeal che non riesce ad affermarsi e farsi conoscere come altre zone: (vedi Chianti, Val D’Orcia, Montalcino, San Gimignano). Asciano, in quanto “Centro fisico” del comprensorio Crete senesi, ha tutti i titoli: storici, demografici, ambientali, paesaggistici, culturali, per rappresentare in modo autorevole davvero, il centro politico di quest’area. Tuttavia sappiamo che non basta un marchio, una dicitura, per aiutare la vita di un paese o di un territorio, ma che questi vanno continuamente sostenuti.
E’ sotto gli occhi di tutti che così non è stato e non è!
Come sottacere sull’insipienza politica con la quale sono stati gestiti quei pochi progetti e idee che sono stati sfornati negli ultimi mandati amministrativi, nell’ordine:

- La piattaforma per la raccolta e stoccaggio dei materiali di rifiuto ingombranti presso i magazzini comunali. Era molto difficile accorgersi che questa struttura si trovava a poche decine di metri dai pozzi di captazione dell’acquedotto pubblico. C’è voluta una petizione e denuncia dei cittadini del quartiere a ridosso del sito in oggetto per accorgersi di ciò. Si parlava di 300 milioni delle vecchie lire buttati al vento oltre a quelli per approntarne un’altra presso la zona industriale.

- Il progetto di accorpamento delle scuole (asilo nido,materna, elementari e media) presentato in pompa magna con cartelloni planimetrie e quant’altro all’epoca del Sindaco Mariotti e Assessore ai lavori pubblici Pianigiani che fine a fatto? Qualcuno avrebbe titolo per chiedere se si era scherzato.
Quali sono le ragioni per cui non se ne parla più. Il Sindaco Pianigiani ha il dovere di spiegare al Consiglio Comunale e ai cittadini queste ragioni e fare chiarezza.

- Il progetto di recupero urbanistico del vecchio Stadio Marconi? E’ il caso di ricordare che questo progetto è stato oggetto di un concorso di idee con un premio al vincitore di 5 milioni delle vecchie lire. Anche questo è stato presentato con grandi squilli di trombe e ultimamente con presentazioni ufficiali presso la mediateca.
Un progetto sicuramente megalomane e sovradimensionato per le esigenze del Capoluogo, un progetto che visto il nostro voto contrario. In particolare per la previsione di un auditorium di circa 400 posti a sedere. Infatti non si capiva e non si capisce a cosa può servire una struttura del genere visto l’esistenza di una struttura di grande valore storico monumentale come l’ex Cinema Ravvivati. Insomma una colata di cemento che se realizzata porta via in un sol colpo il 70 % di quello spazio aperto e libero da manufatti che potrebbe essere destinato ad area verde attrezzata.
Anche su questo progetto aspettiamo che il Sindaco dica chiaramente come stanno le cose ed eventualmente togliere quel plastico relativo al progetto che ormai ricoperto di polvere fa “bella mostra” di sé all’ingresso del palazzo comunale.

- E siamo al progetto della grande variante di Camparboli fortemente voluta dall’Assessore Pianigiani prima e Sindaco oggi. Anche su questo progetto sono note le posizioni critiche del nostro gruppo politico. Un’alterazione urbanistico-ambientale e un così ingente investimento che ingesserà la possibilità di realizzare altre e più importanti infrastrutture nel nostro Comune almeno per un decennio senza contare la mega rotonda cosiddetta del cimitero che ha suscitato ironie da ogni parte. Tanto appare nel suo insieme sproporzionata rispetto alle reali necessità, di norma rispondenti a gravi problemi di intasamento viario e incroci pericolosi, “non ci pare questo il caso”. Ma tentè, “una rotonda non si rifiuta a nessun Sindaco”, tuttavia sembra che anche su questo progetto si addensino nubi. Si parla di più ricorsi amministrativi: almeno due, uno di alcuni privati e uno di Italia Nostra. Nel caso fossero accolti visto che il progetto a differenza di quelli sopracitati di fatto è già nella fase esecutiva che succede? In questo caso non si potrebbe certo dire che si era scherzato! Non si può sottacere che nel caso i ricorsi venissero accettati, ci troveremmo di fronte ad una vicenda davvero Kafkiana: “Un progetto che è appena partito nella sua realizzazione e bloccato per chissà quanti anni e che blocca altri e futuri investimenti in altre infrastrutture. Anche su questa vicenda ci aspettiamo un chiarimento.

Le vicende di cui sopra che ci pongono l’obbligo di denunciare all’opinione pubblica, dimostrano e rappresentano la testimonianza della pochezza e del pressappochismo con il quale si affrontano i problemi in questo Comune. Dimostrano che ci troviamo di fronte non solo a precise responsabilità personali sullo spreco di denaro pubblico ma anche al fallimento di un gruppo dirigente tra i più chiusi e gretti dell’intera Provincia.
Il fatto che Asciano è l’unico Comune della Provincia a non avere in maggioranza la sinistra qualcosa vorrà pur dire!
Sui progetti di Camparboli e Marconi lo sbaglio è politico prima che amministrativo.
Invece di cercare consenso, il dialogo e la sintesi su progetti di tale importanza e portata, è stata scelta la strada dell’imposizione e il consenso elettorale. La grande opera berlusconiana si è trasferita da Messina ad Asciano.
Giocati come jolly nelle due tornate elettorali, oggi questi fanno sentire il loro peso sulla vita individuale e pubblica, e pesano anche sulla sforamento del famigerato patto di stabilità.

L’inutilità di un luogo: Consiglio Comunale 29/6/2010

Non fraintendeteci il Consiglio Comunale di Asciano non è inutile nel prendere decisioni.

La maggioranza le prende.

Vota compatta, alza la mano all’unisono, segno di una concertazione seria, matura, condivisa e totalizzante fra consiglieri e assessori. Espressione di un rassicurante e coinvolgente 65 per cento alle elezioni amministrative del 2009.

Siamo semplicemente spettatori di un rituale che ha visto solo una volta alzarsi un’espressione contraria, non allineata dalla scelta della maggioranza, che tramite il gesto della mano si è distinta con una astensione. Stupore, incredulità, qualche faccia meravigliata ma niente di più. È rimasto un gesto isolato, lasciato cadere nel vuoto.

Vi diciamo questo perché, oltre ai consiglieri, alcuni di noi partecipano al consiglio comunale da quando si è assediato.

Invitiamo anche voi a partecipare, a capire, a prendere contatto con un luogo che esprime la composizione politica e amministrativa del vostro voto in questo territorio.

Ora, noi non siamo geni e non abbiamo la pretesa di esserlo, non abbiamo ricette e soluzioni definitive per tutto, ma sappiamo che la politica è dialogo, è opportunità di confronto, è sintesi fra le parti, è totalizzante perché prima di tutto è un rapporto umano con la società. Perché la politica è società.

Esser venuti all’ultimo consiglio poteva farvi prendere coscienza di un luogo che esprime 11 consigliere del centro sinistra, 3 della destra e 2 della Sinistra. Un luogo che avrebbe le carte in regola per essere dinamico, vivace e costruttivo.

Invece il consiglio comunale di Asciano è una sala parto senza donna, è un luogo sterile alla vita, è la morte della politica.

Al consiglio in questione sono state presentate due interrogazioni dal nostro gruppo e sono stati votati 3 ordini del giorno: uno sui trasporti, una modifica sul regolamento relativo alle energie rinnovabili ed infine il regolamento sui matrimoni civili. È durato 35 minuti, appello dei presenti incluso.

La gestione di per sé era semplice visto che i documenti erano nati dal lavoro nelle varie commissioni, ma ci siamo proposti di avanzare durante il consiglio delle proposte, delle idee per portare avanti qualche progetto e per rilanciare l’azione su alcuni temi.

Abbiamo votato a favore gli ordini del giorno e, in particolare, su quello dei trasporti e quello dei matrimoni civili abbiamo lanciato due proposte.

Sappiamo che un documento politico, come quello sui trasporti, ha la necessità di essere mantenuto in vita e non deve essere abbandonato sulle scrivanie dei burocrati. Va continuamente supportato per non far cadere l’interesse politico e strategico. Per questo abbiamo lanciato l’idea di promuovere incontri e confronti, cercando di sensibilizzare la politica sul trasporto pendolare, in modo trasversale, non di parte. Abbiamo spiegato, inoltre, la necessità di promuovere un incontro con l’assessore regionale Ceccobao.

Il regolamento sui matrimoni civili ci ha dato la possibilità di ampliare il discorso e di affrontare un tema che dovrebbe essere all’ordine del giorno di una politica di sinistra più o meno moderata, quello del registro delle coppie di fatto. Più semplicemente quello dell’allargamento dei diritti, una questione che sta alla base di una democrazia moderna e che dovrebbe interessare tutta la galassia politica di sinistra.

Queste argomentazioni e proposte dovevano, secondo noi, animare il consiglio ma la maggioranza ha taciuto. Assessori, Sindaco e Vicesindaco, Capogruppo, Presidenti di Commissioni e Consiglieri hanno ritualmente risposto con il silenzio. Sorrisini, facce inespressive, disattente, forse scocciate, un silenzio tombale.

Ci chiediamo che cosa è per loro la politica se non il senso del confronto aperto sul campo delle idee.

In molti ci chiedono il perché di questa divisione a sinistra nella politica di Asciano, perché non la facciamo finita e non andiamo tutti insieme. Un tentativo l’abbiamo fatto, ci siamo incontrati con il PD e abbiamo portato delle idee su cui discutere per vedere se si poteva instaurare una dinamica di confronto costruttivo tra di noi. Questo però non interessava all’attuale maggioranza che ha tenuto ferma la discussione sul fatto che noi ci siamo dichiarati come opposizione e non come minoranza, che prima del confronto ci deve essere un processo politico. In pratica ci hanno proposto un paradosso: se volete entrare nella discussione dovete rinunciare alla discussione, in parole povere se volete vedere approvata qualche vostra proposta dovete fare il nostro gioco, altrimenti continueremo ad ignorarvi come abbiamo fatto fino ad ora.

Finché i cittadini di Asciano si terranno a distanza dalla vita del consiglio comunale non riusciremo a spezzare questa dinamica, anche se continueremo a lavorare perché la politica ritorni ad essere un confronto aperto sulle idee e non mera gestione del potere.

Dichiarazione di voto: Dichiarazione d’amore

Durante il consiglio comunale del 29 aprile 2010 il gruppo consigliare La Sinistra per Asciano ha votato a favore la mozione  presentata dalla maggioranza relativa agli atti vandalici al monumento dei caduti di Scalvaia, avvenuta a Monticiano.
Il consigliere Guido Marzucchi aveva depositato due emendamenti che non modificavano il significato della mozione, ma cercavano di arricchirne alcuni passaggi.
Prima del Consiglio è stata convocata la Conferenza dei Capigruppo dove appresi che per quanto riguardava gli emendamenti presentati non ci sarebbe stato problema per il primo, mentre per il secondo non c’era condivisione e che, con tutta probabilità, questo sarebbe stato bocciato.
Nessun problema.
Regole della democrazia, del confronto e del dialogo tra le forze che compongo una assemblea elettiva come il consiglio comunale.
Regole che impongono rispetto e che danno significato anche alle parole spese.
Di seguito il  mio intervento:
“Apprendo la notizia del voto contrario da parte della maggioranza agli emendamenti presentati da Guido Marzucchi per quanto riguarda la mozione sugli atti vandalici al monumento ai caduti di Scalvaia.
Ammetto di essere molto dispiaciuto, anche perché le parole spese all’interno di una Conferenza importante come quella dei Capigruppo, sono cosa seria.
Sono la base del rapporto politico tra le varie forze, tra il governo e l’opposizione, e siccome si ritratta la promessa fatta di un voto a favore, mi ritrovo fortemente combattuto e sarei intenzionato a lasciare l’aula al momento del voto.
Non lascerò l’aula e voterò a favore la vostra mozione.
L’argomento della Resistenza è per me  importante per molteplici  motivi: sono antifascista, tesserato all’ANPI da  molti anni, un’associazione che ha tenuto ai margini i giovani fino all’ultimo congresso, avvenuto tre anni fa, e che oggi, dopo l’apertura, conta 110.000 tesserati giovani in più.
L’altro motivo riguarda una fatto personale che, spero, mi perdonerete. In questo territorio risiedevano compagni che hanno partecipato alla Resistenza militando in una delle più importanti brigate attive nel sud di Firenze, la Spartaco Lavagnini. Il capitano della zona era Platerna, che ha scritto un bellissimo libro che si intitola “Brigata Spartaco Lavagnini”. In questo libro ci sono due personaggi molto importanti: Rolando e Palmiero Braconi, cioè mio zio e  mio bisnonno “Guerrino”, nome di battaglia.
Data l’importanza, nonostante la profonda tristezza che provo per l’ennesima mancanza di rispetto, ho deciso alla fine di rimanere alla votazione e di votare  a favore. Per dimostrare anche coerenza e rispetto per coloro i quali la memoria è  stata imbrattata da persone che attaccano non solo un monumento, ma monito alla memoria, alla storia. Ribadisco: è talmente importante il tema della Resistenza per la mia sensibilità e per la sensibilità della Sinistra per Asciano che, nel piccolo, abbiamo deciso di dedicargli cinque giorni di incontri, di dibattito, di confronto, in modo da imparare oggi che cosa è la resistenza: è solo una celebrazione, un ricordare o è qualcosa di più? Le forme di resistenza oggi e nel passato sono state molteplici, ed è straordinario come proprio questo tema rappresenti uno dei rari casi di serio dibattito all’interno del Consiglio Comunale di Asciano.
Detto questo però mi pongo delle domande: quando qualche tempo fa venne a trovarci l’ex Presidente della Camera, ci raccontò un pezzo d’Italia e che la resistenza è di parte, perché in questo Paese c’è stata una parte che l’ha dovuta difendere e una parte che, continuamente, l’attaccava e la rinnegava.
Oggi mi dovete spiegare perché io devo combattere ancora perché non esista più una legge, un disegno di legge, che vuole comparare la lotta partigiana alla Repubblica Sociale italiana.
Mi dovete dire perché si dovrebbero paragonare coloro che si ritirarono in una Salò difesa dai tedeschi, a quelli che combatterono e morirono in quelle linee gotiche che attraversano e dividevano l’Italia.
Mi dovete spiegare perché, alle soglie del 25 aprile, una socialista come la Craxi sostiene che bisogna rivendicare Piazza Loreto e ristabilire la figura di Mussolini, quando continuamente i partigiani e la resistenza tutta, vengono bistrattati dai libri di storia, specialmente e non casualmente negli ultimi tempi.
Questo è un grossissimo problema a cui va aggiunta la forte indignazione che ho provato, e con me moltissime altre persone, nel vedere che come Comune non abbiamo avuto la capacità di celebrare il 25 aprile in una maniera seria, che fosse quella del confronto. Pur avendo una posizione critica e di poca fiducia verso  l’Assessore alla cultura di questa Amministrazione, devo ammettere che  andare nelle scuole a portare la testimonianza insieme ad un ex-partigiano è un atto positivo, ma questo non basta.
L’impegno forte, il riverbero di un’Amministrazione comunale seria e coesa su un tema come questo era importante, ma come al solito è mancato. Allora vi propongo  l’idea di promuovere  un comitato dedicato al 25 aprile, che sia allargato alla società e che inizi  a lavorare sul tema della Resistenza, sui suoi valori e che non solo la celebri, ma la pratichi.
Spero che un giorno si finisca di difendere la Resistenza e i valori che insegna, penso che la Resistenza  debba trovare lo spazio che trova la Rivoluzione francese all’interno dei libri di storia francesi e del suo Stato.
La Resistenza non c’è nei nostri libri di storia e, se oggi hai una pensione, se oggi sei libero in questa società è perché parecchie persone giovani sono morte per questa assurda Italia. L’attacco, tutto ideologico, alla Resistenza non è tanto alla sua storia, ma è ai valori che narra,  valori di libertà, di uguaglianza, che magari al freddo di un bosco trovavi, imparavi la vita, il gusto di condividere il sogno di una nazione diversa.
Quando Guido Marzucchi mi ha detto di presentare gli emendamenti ero un po’ perplesso, perché non avevo pensato bene al fatto che c’è bisogno anche oggi di difendere e di esercitare questi valori  verso una società dove l’individualismo viene fomentato anche da idee che sono di stampo prettamente fascista. Ho detto durante la Conferenza, mi hanno risposto tranquillamente che questo potrebbe essere un non problema. A noi mentre allestiamo una festa o mentre stiamo attaccando un manifesto della resistenza per le vie di Asciano qualcuno  fischia “ faccetta nera”, ma da altre parti picchiamo un migrante, accoltellano un omosessuale, deridono e cercano di “addomesticare” il diverso, imbrattano un monumento.
Io ritengo che il problema esista.
Io credo nei  valori che la Resistenza porta, valori trasmessi anche grazie al l’allegria e alla partecipazione di un canto. Oggi dovremmo smettere solo di celebrare ma dovremmo iniziare di nuovo a resistere , a riprendere quella canzone che cominciò 70 anni fa. Noi della Sinistra per Asciano saremo pochi e stonati a volte, ma è triste vedere che ancora una volta, nel nostro Comune, si sia preferito di nuovo il silenzio più assoluto e si sia espresso di nuovo il vuoto istituzionale”.

La Piazza più bella di Asciano e la zanzara delle Crete.

Questa foto che vedete l’ho scattata oggi quando sono tornato da lavoro.
È Piazza del Grano vista dalla finestra di casa mia e mentre oggi la osservavo ho deciso di fotografarla e di rendere omaggio a quello, che secondo me, è il luogo più bello del centro storico di Asciano.
Dico questo, non perché ci abito, ma perché esprime quella  storia culturale e sociale che è parte delle radici del nostro territorio.
Qui si vendeva il grano nei tempi passati, qui sorge una fontana del 1200 e un palazzo del 1300 che è stato sia il palazzo del Podestà, ma anche un luogo di attività sociale e culturale, ovvero il teatro–cinema Ravvivati.
Questi fattori descrivono il senso di una piazza come questa, le peculiarità di una vita passata e le sue attività.
Oggi questa piazza sembra dimenticata da molti e non trova spazio nel dibattito politico di questo paese. Si pensa di riqualificare il centro storico, ma l’atto più importante che si tende a portare avanti è la cementificazione dello stadio Marconi e con lui la svendita di un luogo che potrebbe essere vissuto come parco urbano legando il centro con l’immediata periferia.
Dico questo perché vivo Piazza del Grano dodici mesi all’anno, la vedo attraversata da turisti spaesati da tanta desolazione che si soffermano a guardare la fontana, attraversano la piazza, osservano sbalorditi la bellezza del Teatro Ravvivati e i suoi stemmi e si allontanano salendo per Bartolenga. Poi li rivedo scendere giù per via Amos Cassioli, salire sulla macchina e andarsene. Tempo di percorrenza totale 40/50 minuti.
Non voglio fare considerazioni, ma vorrei soffermarmi un attimo su questa foto e analizzare il perché di quello che ho detto finora.
Piazza del Grano è ad oggi un parcheggio e strutturata come tale. Non ci sono panchine, non c’è un arredo urbano che ne definisca il suo utilizzo e il suo scopo. C’è una panchina di seguito alle fioriere che viene utilizzata come sbarra e  il suo perimetro è delineato da una sbarra vera e propria, di quelle che si utilizzano per chiudere il traffico.
Questa è la piazza a colpo d’occhio, un luogo privo di anima e di senso, l’unica cosa che le rende omaggio sono i vasi di fiori fuori dalla porta di chi ci abita come segno di decoro e di attaccamento al proprio luogo di vita.
Per il resto la piazza è abitata annualmente da auto che intralciano il gioco dei bambini, il passaggio delle persone e fanno da cartolina ai turisti che cercano posizioni assurde per fotografarla.
Quel segnale di divieto, adagiato ai piedi della fontana, sarà lì da circa 4 anni come monito dello smarrimento totale di chi amministra un luogo che potrebbe essere capace di esprimere un vasta gamma di bellezza e ricchezza. Non è stato tolto neppure dopo interrogazioni e comunicazioni avvenute in consiglio comunale.
Per non dire della fontana, di questa bellezza giornalmente derubata dalle attenzioni e dalle cure pressoché inesistenti. Oggi, nelle sue acque, abita e si riproduce la Zanzara delle Crete simbolo metaforico delle costanti incurie.
Fino a qualche tempo fa, al primo sole, questa fontana veniva tirata a lucido da un signore che vestito come una massaia si prendeva cura della sua storia e della sua bellezza. Si adoperava con amore alla pulizia di ogni angolo della fontana, toglieva l’acqua, si calava nel suo ventre e con una scopa la accarezzava togliendole tutte le impurità. Poi la riempiva e in quell’acqua risplendevano il cielo e i colori della piazza. Compieva questa operazione varie volte all’anno segno di attenzione e di rispetto verso la storia e la cultura di un luogo.
Oggi la fontana, davanti a tutta questa inefficienza, in tutta risposta ha smesso anche di zampillare.
Magari inizieremo ad affrontare l’importanza di questo luogo, senza speculazioni, quando il tetto del teatro sarà crollato e vedremo i piccioni spostarsi in massa in cerca di un’altra abitazione.

Io credo nella Piazza…

… perchè l’ho vissuta. Primo Maggio. Piazza Garibaldi è in fermento, c’è aria di festa: una band si prepara a suonare, c’è della carne ad arrostire su di un fuoco vivo e del buon vino ROSSO che attende di esser goduto. I volti si susseguono, i sorrisi non mancano tra danze canti e chiacchere. Un gruppo di persone si è dedicata ad una piazza che forse si era dimenticata il contatto popolare in un giorno di festa.

La Piazza, umile serva delle genti, palcoscenico di grandi avvenimenti, è generosa. Nonostante che tu la maltratti, la invadi, la pesti, la sporchi e chi più ne ha ne metta gentilmente ti dona la possibilità di stringere nuove relazioni, avere un sano scambio di opinioni, godersi un po’ d’ombra e magari veder nascere qualche amore.

Un luogo che negli anni ha perso la sua funzione di aggregante sociale, per la quale è preposto di natura, degradato ormai a spazio di passaggio. Un luogo da riscoprire per tutte quelle anime che credono ancora nell’imparzialità sociale che solo la Piazza ti può offrire.

Provare Per Credere!

Un mare di gente
a flutti disordinati
s’è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E’ tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell’odore di calca
c’è aria di festa

Tratto da “Amore non ne avremo”

di Peppino Impastato

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