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Un comune senza bussola
Il governo del Comune di Asciano, per usare una metafora marinara, naviga ormai da anni a vista.
L’amministrazione sembra priva di orizzonti e, soprattutto, non c’è un progetto di sviluppo per questo territorio. Un progetto che sia turistico, culturale, sociale ed economico.
E si sente eccome questa assenza di strategia nell’Istituzione più importante e più vicina ai cittadini.
Rispetto all’aumento demografico (7000 abitanti ca. ad oggi), dopo il livello più basso registrato negli anni ‘70 (poco più di 5000 abitanti) a causa dello spopolamento delle nostre campagne verso le zone industriali, non si registra un benché minimo sforzo di contribuire a delineare una strategia di medio e lungo termine alla quale raccordare gli investimenti, i servizi, le scelte urbanistiche, insomma una bussola che possa far intravedere ai nostri giovani un futuro nell’ambito di questo territorio.
Si percepisce a pelle un’amministrazione lontana, rinchiusa nel palazzo, priva di idee e di progetti che rifiuta il confronto con le istanze democratiche, sociali e culturali che la società nel suo insieme esprime. La sintesi più eclatante di ciò si manifesta nei lavori del Consiglio Comunale. In quel consesso (luogo istituzionale di confronto politico-programmatico deputato per eccellenza a ciò), Il Sindaco e la sua maggioranza fanno sfoggio con arroganza dei numeri, delle chiusure e del caparbio rifiuto a confrontarsi nel merito dei problemi posti o sollevati dai consiglieri di minoranza.
Sicuramente la crisi non aiuta e amplifica le difficoltà, ma il nostro Comune si trova in questa situazione di stallo da oltre 15 anni. Le idee programmate da anni, come Idea Donna, sono state annullante e sostituite con il nulla, non un’idea chiara, non un progetto chiaro.
Vi è stata, inoltre, in questi anni un’abdicazione totale rispetto all’esigenza di assumere un ruolo guida nelle politiche di sviluppo del territorio delle “Crete Senesi”, Un marchio senza appeal che non riesce ad affermarsi e farsi conoscere come altre zone: (vedi Chianti, Val D’Orcia, Montalcino, San Gimignano). Asciano, in quanto “Centro fisico” del comprensorio Crete senesi, ha tutti i titoli: storici, demografici, ambientali, paesaggistici, culturali, per rappresentare in modo autorevole davvero, il centro politico di quest’area. Tuttavia sappiamo che non basta un marchio, una dicitura, per aiutare la vita di un paese o di un territorio, ma che questi vanno continuamente sostenuti.
E’ sotto gli occhi di tutti che così non è stato e non è!
Come sottacere sull’insipienza politica con la quale sono stati gestiti quei pochi progetti e idee che sono stati sfornati negli ultimi mandati amministrativi, nell’ordine:
- La piattaforma per la raccolta e stoccaggio dei materiali di rifiuto ingombranti presso i magazzini comunali. Era molto difficile accorgersi che questa struttura si trovava a poche decine di metri dai pozzi di captazione dell’acquedotto pubblico. C’è voluta una petizione e denuncia dei cittadini del quartiere a ridosso del sito in oggetto per accorgersi di ciò. Si parlava di 300 milioni delle vecchie lire buttati al vento oltre a quelli per approntarne un’altra presso la zona industriale.
- Il progetto di accorpamento delle scuole (asilo nido,materna, elementari e media) presentato in pompa magna con cartelloni planimetrie e quant’altro all’epoca del Sindaco Mariotti e Assessore ai lavori pubblici Pianigiani che fine a fatto? Qualcuno avrebbe titolo per chiedere se si era scherzato.
Quali sono le ragioni per cui non se ne parla più. Il Sindaco Pianigiani ha il dovere di spiegare al Consiglio Comunale e ai cittadini queste ragioni e fare chiarezza.
- Il progetto di recupero urbanistico del vecchio Stadio Marconi? E’ il caso di ricordare che questo progetto è stato oggetto di un concorso di idee con un premio al vincitore di 5 milioni delle vecchie lire. Anche questo è stato presentato con grandi squilli di trombe e ultimamente con presentazioni ufficiali presso la mediateca.
Un progetto sicuramente megalomane e sovradimensionato per le esigenze del Capoluogo, un progetto che visto il nostro voto contrario. In particolare per la previsione di un auditorium di circa 400 posti a sedere. Infatti non si capiva e non si capisce a cosa può servire una struttura del genere visto l’esistenza di una struttura di grande valore storico monumentale come l’ex Cinema Ravvivati. Insomma una colata di cemento che se realizzata porta via in un sol colpo il 70 % di quello spazio aperto e libero da manufatti che potrebbe essere destinato ad area verde attrezzata.
Anche su questo progetto aspettiamo che il Sindaco dica chiaramente come stanno le cose ed eventualmente togliere quel plastico relativo al progetto che ormai ricoperto di polvere fa “bella mostra” di sé all’ingresso del palazzo comunale.
- E siamo al progetto della grande variante di Camparboli fortemente voluta dall’Assessore
Pianigiani prima e Sindaco oggi. Anche su questo progetto sono note le posizioni critiche del nostro gruppo politico. Un’alterazione urbanistico-ambientale e un così ingente investimento che ingesserà la possibilità di realizzare altre e più importanti infrastrutture nel nostro Comune almeno per un decennio senza contare la mega rotonda cosiddetta del cimitero che ha suscitato ironie da ogni parte. Tanto appare nel suo insieme sproporzionata rispetto alle reali necessità, di norma rispondenti a gravi problemi di intasamento viario e incroci pericolosi, “non ci pare questo il caso”. Ma tentè, “una rotonda non si rifiuta a nessun Sindaco”, tuttavia sembra che anche su questo progetto si addensino nubi. Si parla di più ricorsi amministrativi: almeno due, uno di alcuni privati e uno di Italia Nostra. Nel caso fossero accolti visto che il progetto a differenza di quelli sopracitati di fatto è già nella fase esecutiva che succede? In questo caso non si potrebbe certo dire che si era scherzato! Non si può sottacere che nel caso i ricorsi venissero accettati, ci troveremmo di fronte ad una vicenda davvero Kafkiana: “Un progetto che è appena partito nella sua realizzazione e bloccato per chissà quanti anni e che blocca altri e futuri investimenti in altre infrastrutture. Anche su questa vicenda ci aspettiamo un chiarimento.
Le vicende di cui sopra che ci pongono l’obbligo di denunciare all’opinione pubblica, dimostrano e rappresentano la testimonianza della pochezza e del pressappochismo con il quale si affrontano i problemi in questo Comune. Dimostrano che ci troviamo di fronte non solo a precise responsabilità personali sullo spreco di denaro pubblico ma anche al fallimento di un gruppo dirigente tra i più chiusi e gretti dell’intera Provincia.
Il fatto che Asciano è l’unico Comune della Provincia a non avere in maggioranza la sinistra qualcosa vorrà pur dire!
Sui progetti di Camparboli e Marconi lo sbaglio è politico prima che amministrativo.
Invece di cercare consenso, il dialogo e la sintesi su progetti di tale importanza e portata, è stata scelta la strada dell’imposizione e il consenso elettorale. La grande opera berlusconiana si è trasferita da Messina ad Asciano.
Giocati come jolly nelle due tornate elettorali, oggi questi fanno sentire il loro peso sulla vita individuale e pubblica, e pesano anche sulla sforamento del famigerato patto di stabilità.
L’inutilità di un luogo: Consiglio Comunale 29/6/2010
Non fraintendeteci il Consiglio Comunale di Asciano non è inutile nel prendere decisioni.
La maggioranza le prende.
Vota compatta, alza la mano all’unisono, segno di una concertazione seria, matura, condivisa e totalizzante fra consiglieri e assessori. Espressione di un rassicurante e coinvolgente 65 per cento alle elezioni amministrative del 2009.
Siamo semplicemente spettatori di un rituale che ha visto solo una volta alzarsi un’espressione contraria, non allineata dalla scelta della maggioranza, che tramite il gesto della mano si è distinta con una astensione. Stupore, incredulità, qualche faccia meravigliata ma niente di più. È rimasto un gesto isolato, lasciato cadere nel vuoto.
Vi diciamo questo perché, oltre ai consiglieri, alcuni di noi partecipano al consiglio comunale da quando si è assediato.
Invitiamo anche voi a partecipare, a capire, a prendere contatto con un luogo che esprime la composizione politica e amministrativa del vostro voto in questo territorio.
Ora, noi non siamo geni e non abbiamo la pretesa di esserlo, non abbiamo ricette e soluzioni definitive per tutto, ma sappiamo che la politica è dialogo, è opportunità di confronto, è sintesi fra le parti, è totalizzante perché prima di tutto è un rapporto umano con la società. Perché la politica è società.
Esser venuti all’ultimo consiglio poteva farvi prendere coscienza di un luogo che esprime 11 consigliere del centro sinistra, 3 della destra e 2 della Sinistra. Un luogo che avrebbe le carte in regola per essere dinamico, vivace e costruttivo.
Invece il consiglio comunale di Asciano è una sala parto senza donna, è un luogo sterile alla vita, è la morte della politica.
Al consiglio in questione sono state presentate due interrogazioni dal nostro gruppo e sono stati votati 3 ordini del giorno: uno sui trasporti, una modifica sul regolamento relativo alle energie rinnovabili ed infine il regolamento sui matrimoni civili. È durato 35 minuti, appello dei presenti incluso.
La gestione di per sé era semplice visto che i documenti erano nati dal lavoro nelle varie commissioni, ma ci siamo proposti di avanzare durante il consiglio delle proposte, delle idee per portare avanti qualche progetto e per rilanciare l’azione su alcuni temi.
Abbiamo votato a favore gli ordini del giorno e, in particolare, su quello dei trasporti e quello dei matrimoni civili abbiamo lanciato due proposte.
Sappiamo che un documento politico, come quello sui trasporti, ha la necessità di essere mantenuto in vita e non deve essere abbandonato sulle scrivanie dei burocrati. Va continuamente supportato per non far cadere l’interesse politico e strategico. Per questo abbiamo lanciato l’idea di promuovere incontri e confronti, cercando di sensibilizzare la politica sul trasporto pendolare, in modo trasversale, non di parte. Abbiamo spiegato, inoltre, la necessità di promuovere un incontro con l’assessore regionale Ceccobao.
Il regolamento sui matrimoni civili ci ha dato la possibilità di ampliare il discorso e di affrontare un tema che dovrebbe essere all’ordine del giorno di una politica di sinistra più o meno moderata, quello del registro delle coppie di fatto. Più semplicemente quello dell’allargamento dei diritti, una questione che sta alla base di una democrazia moderna e che dovrebbe interessare tutta la galassia politica di sinistra.
Queste argomentazioni e proposte dovevano, secondo noi, animare il consiglio ma la maggioranza ha taciuto. Assessori, Sindaco e Vicesindaco, Capogruppo, Presidenti di Commissioni e Consiglieri hanno ritualmente risposto con il silenzio. Sorrisini, facce inespressive, disattente, forse scocciate, un silenzio tombale.
Ci chiediamo che cosa è per loro la politica se non il senso del confronto aperto sul campo delle idee.
In molti ci chiedono il perché di questa divisione a sinistra nella politica di Asciano, perché non la facciamo finita e non andiamo tutti insieme. Un tentativo l’abbiamo fatto, ci siamo incontrati con il PD e abbiamo portato delle idee su cui discutere per vedere se si poteva instaurare una dinamica di confronto costruttivo tra di noi. Questo però non interessava all’attuale maggioranza che ha tenuto ferma la discussione sul fatto che noi ci siamo dichiarati come opposizione e non come minoranza, che prima del confronto ci deve essere un processo politico. In pratica ci hanno proposto un paradosso: se volete entrare nella discussione dovete rinunciare alla discussione, in parole povere se volete vedere approvata qualche vostra proposta dovete fare il nostro gioco, altrimenti continueremo ad ignorarvi come abbiamo fatto fino ad ora.


Finché i cittadini di Asciano si terranno a distanza dalla vita del consiglio comunale non riusciremo a spezzare questa dinamica, anche se continueremo a lavorare perché la politica ritorni ad essere un confronto aperto sulle idee e non mera gestione del potere.
La Piazza più bella di Asciano e la zanzara delle Crete.
Questa foto che vedete l’ho scattata oggi quando sono tornato da lavoro.
È Piazza del Grano vista dalla finestra di casa mia e mentre oggi la osservavo ho deciso di fotografarla e di rendere omaggio a quello, che secondo me, è il luogo più bello del centro storico di Asciano.
Dico questo, non perché ci abito, ma perché esprime quella storia culturale e sociale che è parte delle radici del nostro territorio.
Qui si vendeva il grano nei tempi passati, qui sorge una fontana del 1200 e un palazzo del 1300 che è stato sia il palazzo del Podestà, ma anche un luogo di attività sociale e culturale, ovvero il teatro–cinema Ravvivati.
Questi fattori descrivono il senso di una piazza come questa, le peculiarità di una vita passata e le sue attività.
Oggi questa piazza sembra dimenticata da molti e non trova spazio nel dibattito politico di questo paese. Si pensa di riqualificare il centro storico, ma l’atto più importante che si tende a portare avanti è la cementificazione dello stadio Marconi e con lui la svendita di un luogo che potrebbe essere vissuto come parco urbano legando il centro con l’immediata periferia.
Dico questo perché vivo Piazza del Grano dodici mesi all’anno, la vedo attraversata da turisti spaesati da tanta desolazione che si soffermano a guardare la fontana, attraversano la piazza, osservano sbalorditi la bellezza del Teatro Ravvivati e i suoi stemmi e si allontanano salendo per Bartolenga. Poi li rivedo scendere giù per via Amos Cassioli, salire sulla macchina e andarsene. Tempo di percorrenza totale 40/50 minuti.
Non voglio fare considerazioni, ma vorrei soffermarmi un attimo su questa foto e analizzare il perché di quello che ho detto finora.
Piazza del Grano è ad oggi un parcheggio e strutturata come tale. Non ci sono panchine, non c’è un arredo urbano che ne definisca il suo utilizzo e il suo scopo. C’è una panchina di seguito alle fioriere che viene utilizzata come sbarra e il suo perimetro è delineato da una sbarra vera e propria, di quelle che si utilizzano per chiudere il traffico.
Questa è la piazza a colpo d’occhio, un luogo privo di anima e di senso, l’unica cosa che le rende omaggio sono i vasi di fiori fuori dalla porta di chi ci abita come segno di decoro e di attaccamento al proprio luogo di vita.
Per il resto la piazza è abitata annualmente da auto che intralciano il gioco dei bambini, il passaggio delle persone e fanno da cartolina ai turisti che cercano posizioni assurde per fotografarla.
Quel segnale di divieto, adagiato ai piedi della fontana, sarà lì da circa 4 anni come monito dello smarrimento totale di chi amministra un luogo che potrebbe essere capace di esprimere un vasta gamma di bellezza e ricchezza. Non è stato tolto neppure dopo interrogazioni e comunicazioni avvenute in consiglio comunale.
Per non dire della fontana, di questa bellezza giornalmente derubata dalle attenzioni e dalle cure pressoché inesistenti. Oggi, nelle sue acque, abita e si riproduce la Zanzara delle Crete simbolo metaforico delle costanti incurie.
Fino a qualche tempo fa, al primo sole, questa fontana veniva tirata a lucido da un signore che vestito come una massaia si prendeva cura della sua storia e della sua bellezza. Si adoperava con amore alla pulizia di ogni angolo della fontana, toglieva l’acqua, si calava nel suo ventre e con una scopa la accarezzava togliendole tutte le impurità. Poi la riempiva e in quell’acqua risplendevano il cielo e i colori della piazza. Compieva questa operazione varie volte all’anno segno di attenzione e di rispetto verso la storia e la cultura di un luogo.
Oggi la fontana, davanti a tutta questa inefficienza, in tutta risposta ha smesso anche di zampillare.
Magari inizieremo ad affrontare l’importanza di questo luogo, senza speculazioni, quando il tetto del teatro sarà crollato e vedremo i piccioni spostarsi in massa in cerca di un’altra abitazione.
Coma Amministrativo
Nel consiglio comunale di Asciano c’è un’eco fastidioso. In sostanza ci è stato ripetuto ancora una volta di presentare mozioni e interrogazioni che siano d’interesse per i cittadini ascianesi. Di contorno ci è stato servito anche l’invito ad essere più aperti e collaborativi nei confronti della maggiornaza.
PRIMO. I temi che abbiamo tentato di portare in discussione nel consiglio sono cose che riguardano gli ascianesi da vicino, si va dalla fontanella che perde acqua da due mesi in Piazza del Grano alla situazione di via Lauretana passando per i trasporti pubblici su rotaia e la situazione della linea Siena-Chiusi su cui il nostro comune ha ben 4 stazioni (Arbia, Castelnuovo scalo, Asciano M.O.M. e Asciano). Altri temi sono quelli del commercio e della mancata partecipazione del nostro paese ad eventi culturali come il Festival delle crete e la Festa della Toscana, per i quali non è stato organizzato un bel niente. Da ricordare che i cittadini ascianesi sono anche cittadini italiani e che il nostro comune può prendere posizione rigurdo a temi che non siano strettamente locali ma che, alla fine, si riverberano sul quotidiano della nostra comunità.

SECONDO. Alle nostre mozioni la maggioranza ha sempre votato contro. Solo in due occasoni è stato chiesto il ritiro della mozione per ridiscuterla in commissione dei capigruppo. Ci siamo dimostrati aperti e collaborativi per indire un consiglio comunale incentrato sul tema della crisi economica e sulle sue conseguenze sul nostro territorio, avevamo proposto anche di far intervenire i lavoratori stessi. Aperti e collaborativi anche quando abbiamo organizzato l’iniziativa su trasporti ferroviari a cui ha partecipato l’assessore comunale e quello provinciale. Da queste aperture non è derivato niente se non quella linea piatta che caratterizza l’elettroencefalogramma quando in un cervello non si rileva alcuna attività.
All’ultimo consiglio comunale abbiamo appreso che la maggioranza non ha alcuna voglia di dibattere con noi i temi che portiamo in seduta. Nessun intervento nel merito ma solo i rimproveri che avete letto nei primi righi. A questo è seguito il voto contrario, all’unisono, di assessori, prime donne e comparse per ogni singolo punto da noi portato all’ordine del giorno.
Purtroppo sono tante le cose da dire e poche le righe che posso occupare senza che questo scritto diventi troppo oneroso per l’attenzione del lettore.
Noi continueremo a dare stimoli perchè da questo piattume arrivino segnali di vita, in caso contrario sarebbe meglio staccare la spina, come è normale che avvenga quando la mediocrità diviene normalità.
TassoTassiTassa
Nell’ultimo periodo molti di noi si sono chiesti perchè ci sono arrivate da pagare delle bollette dalla Comunità Montana Amiata Val d’Orcia. Tenterò di fare un sintetico, per quanto possibile, punto della situazione. Queste sono le domande che mi sono posto e a cui darò risposta, se ne avete delle altre vi prego di inviarle tramite commento e cercherò di risolvere i vostri dubbi.
1. Chi ha deciso?
Tutto il territorio toscano è stato dichiarato “di bonifica” dalla Legge Regionale n.34/94. Il territorio è stato diviso dal Consiglio Regionale in 41 comprensori (“unità omogenee sotto il profilo idrografico e funzionale”). Secondo questa legge sono i consorzi di bonifica ad avere “un prevalente ruolo ai fini della progettazione, realizzazione e gestione delle opere di bonifica” (art.1) e “nei comprensori di bonifica nei quali non sia stato costituito un Consorzio su iniziativa degli interessati, le funzioni [...] sono esercitate [...] dalle Comunità montane competenti per territorio”.
Il comune di Asciano si trova diviso da due comprensori: il n.30 “Destra ombrone” ed il n.36 “Sinistra Ombrone”, la Regione ha assegnato il primo alla Comunità Montana Val di Merse di cui potete visitare lo scarno sito qui, il secondo alla Comunità Montana Amiata Val d’Orcia. In quest’ultimo si trova il nostro paese.
2. Cosa fanno?
Fondamentalmente si tratta di tenere sotto controllo tutti i corsi d’acqua con opere di sorveglianza e manutenzione per evitare che ci siano dissesti che potrebbero provocare danni a case, campi coltivati ed industrie.
La legge regionale dice che “Costituisce attività di bonifica, ai fini della presente legge, il complesso degli interventi finalizzati ad assicurare lo scolo delle acque, la sanità idraulica del territorio e la regimazione dei corsi d’acqua naturali, a conservare ed incrementare le risorse idriche per usi agricoli in connessione con i piani di utilizzazione idropotabile ed industriale, nonché ad adeguare, completare e mantenere le opere di bonifica già realizzate” (Art. 2).
3. E la tassa cosa c’entra?
Secondo la legge regionale 34/94 chi trae beneficio dalle opere di bonifica (di solito proprietari di immobili) è tenuto a pagare un contributo che la stessa comunità montana deve calcolare: “A tal fine l’Ente Gestore elabora un piano di classifica degli immobili che individua i benefìci derivanti dalle opere di bonifica, stabilisce i parametri per la quantificazione dei medesimi e determina per ciascun immobile l’indice di contribuenza derivante dal calcolo parametrale”(Art. 16, comma 3) e viene sottolineato che “il contributo consortile costituisce onere reale sugli immobili ed è esigibile ai sensidell’articolo 21 del regio-decreto 13 febbraio 1933, n. 215″ (art 16, comma 4).
La legge quindi obbliga chiunque possegga beni immobili di qualunque specie a pagare questa tassa.
Le differenze d’importo tra una bolletta e l’altra sono da imputarsi alle differenti rendite catastali dei vari immobili presenti sul territorio, le quali vanno ad influire sul calcolo del contributo.
La maggior parte di queste informazioni le ho estratte dal Piano di classifica presente nel sito della comunità. Per sapere come si calcola il contributo trovate un’ampia spiegazione da pg. 56 a pg. 72.
4. Perchè non siamo stati ben informati?
La comunità montana non ha fatto un buon lavoro d’informazione, almeno ad Asciano per quanto ne so. Nelle assemblee delle comunità montane sono presenti dei rappresentanti eletti nei comuni che ne fanno parte (in questo caso Abbadia San Salvatore, Castiglione D’Orcia, Montalcino, Piancastagnaio, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia). Da questo possiamo fare due deduzioni: o nella nostra amministrazione nessuno sa spiegare cosa succede al cittadino e non gli importa di saperlo, oppure, se c’è qualcuno che sa, non si è preso la briga di far sapere cosa succede a chi lo ha eletto. In entrambi i casi direi che non è un bel affare.
Spero di esser stato utile. Vorrei qualcosa in cambio però: cercate di “passare parola” il più possibile!!!

PASSATE PAROLA!!!
Cyklar Du? Massì…

Arrivo in volata all'ultima edizione del Giro di Svezia: vincerà Anders, il ragazzo con la maglia rossa...
Ho tenuto le “rotine” alla mia bicicletta fino ai 6 anni.
Forse 7. Almeno.
Chi mi conosce lo sa che non sono un cuor di leone, e pur essendo abituato ad andare in bici con mio padre fin dalla più tenera età, non me la sentivo di toglierle. E a dire la verità a volte mi verrebbe voglia di rimetterle. Certo, non sono mai stato un ciclista provetto, nemmeno un ciclista amatoriale.
Ero, e sono, un ciclista “per forza”.
Quando sei piccolo, sei ciclista “per forza” nel senso che i grandi ti insegnano “per forza” ad andare in bici: volente o nolente è una cosa che, benché traumatica, va fatta! Anche perchè, nel nostro mondo ovattato, è la prima vera occasione di distacco, di pedalare in solitaria, e di sbucciarsi sonoramente i gomiti e le ginocchia.
Crescendo, si diviene ciclisti “per forza” in un altro senso, ovvero perchè non c’è un altro modo per andare in giro. Il mondo si allarga, conosci gente che sta lontano, desideri un po’ di autonomia con i tuoi amici, e uno dei modi più semplici per farlo sono le passeggiate in bicicletta.
Poi, “per forza”, smetti di usare le due ruote a pedali barattandole per le due ruote a motore, e dopo ancora per le 4 ruote. Inevitabilmente, si ritorna ad essere ciclisti “per forza”, perchè il dottore ti ha detto che devi fare un po’ di moto, un po’ di esercizio “per forza”, e visto che di camminare non se ne parla, la palestra costa troppo, la piscina è troppo impegnativa, si finisce di nuovo a cavallo di una bici.
“Per forza”.
A me è toccato prendere, “per forza”, una bici ad Uppsala. Non potevo fare altrimenti. La stagione era favorevole, i prezzi (alla bancarella dell’astuto libanese…) erano ridicoli, ma soprattutto era, ed è, comodo.
Dopo un po’, da noi (e per “da noi” intendo ad Asciano), ti passa la voglia perchè, qualcuno dice, è tutto un sali e scendi e perciò diventa “scomodo” pedalare.
No. Non è questo. O quanto meno non è il primo motivo per cui noi ascianesi smettiamo di pedalare.
Ad Uppsala, la quarta città della Svezia per popolazione e importanza, è praticamente assurdo non utilizzare la bicicletta. Anche di inverno. Sì, in fondo basta avere le ruote anti-ghiaccio… Ovunque si può arrivare con le piste ciclabili, ampie, ben tenute, sempre sotto la costante attenzione e manutenzione del Comune. Noleggio e acquisto di biciclette sono uno dei principali mercati, e tutti, dal bimbo al nonno, le usano. In città, ogni strada è affiancata dalla sua pista e persino la “quattro corsie” ne ha di fianco una per la grande percorrenza dei ciclisti. I boschi, ad esempio, possono essere attraversati a cavallo della propria biciclettina anche di notte, poichè tutte le piste sono attorniate da lampioni che si accendono al tuo passaggio.
Come al solito ho fatto una bella sviolinata alla mia (e spero un po’ vostra) Svezia. Oggi però, visto i vari rimproveri amichevoli, vado più avanti. Quante volte vi è capitato, tornando da Siena, lungo la strada di Vescona, di rischiare di schiacciare qualche bel ciclista tedesco? Di superarlo con difficoltà, tra moccoli e accidenti? A me spesso. E me ne vergogno. Me ne vergogno per due motivi: il primo è che uno svedese vero non moccola e non manda accidenti; il secondo è perchè se Asciano non fosse guidato da una dirigenza miope, non ci sarebbero questi problemi. Il nostro paesino è ricchissimo di strade bianche, percorse d’estate da diversi turisti desiderosi di rivivere almeno in parte il famoso tragitto de “L’Eroica”. Tutto ciò è possibile, ma certo non agevolato dalla scarsa manutenzione e dal totale disinteresse nel voler potenziare questo tipo di turismo che, indubbiamente, porterebbe un sacco di vantaggi alla nostra disastrata economia. Ricordiamoci che sto parlando esplicitamente di Asciano, (ex?) Cuore delle Crete Senesi, polo attrattivo di molti turisti che vengono, si guardano attorno, non spendono, e se ne vanno delusi dal vuoto pneumatico culturale in cui, sempre più, sta asfissiando la nostra comunità. Piste ciclabili potrebbero unire Asciano a Siena, a Rapolano, alle Serre e potrebbero ridar vita a vecchie strade bianche abbandonate nel bel mezzo di Asciano (dal Centro Poco Commerciale di fronte al Leccio si potrebbe arrivare fino al Campo della Fiera senza vedere una macchina e, per assurdo, si potrebbe arrivare fino al Cimitero). Ma voglio andare oltre. Accanto a queste piste cilcabili, potrebbero starci tranquillamente delle passeggiate che darebbero vita anche ad un’altra forma di turismo molto proficua.
Senza dimenticare che il nostro dottore ci ha detto che un po’ di moto, di esercizio, non ci farebbe male. Il dottore svedese non ha bisogno di ricordarlo ai suoi pazienti. Perchè per loro, continuare ad usare la bicicletta è una cosa normale. Non è una vergogna ne tanto meno un peso. Nessuno li obbliga e nessuno lo fa “per forza”.
Pubblicità Progresso: stanno facendo delle promozioni per la vendita delle biciclette con forti sconti e rottamazioni… Fateci un pensiero!!!















