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Hic sunt Svedesi

Il portabandiera della delegazione svedese alle prossime Olimpiadi Invernali
Vi faccio un esempio. Domattina, appena alzati, uscite di casa per andare a lavoro/scuola/università/passeggiata,
insomma quello che vi pare. E notate che nel giardino del vostro vicino è stata piantata un’alta asta con in cima
la bandiera italiana. Un’asta stile militare, con corda per fare l’alzabandiera e tutto quanto. Anche alle
finestre e alle verande delle altre case vedete appese delle sventolanti bandiere. Cosa pensate? Qual’è la vostra
prima impressione? Nessun mondiale vinto, nessun lutto, nessuna visita ufficiale. Niente giustifica quelle
bandiere. Se non la volontà di dire “qui abita un italiano”, qui c’è qualcuno che non ha paura a mostrare un
tricolore. Il tricolore. Verde, Bianco e Rosso.
In Svezia, ovunque ci sono bandiere svedesi. Pare una banalità ma è così. Nei giardini delle villette, agli ingressi delle case, alle finestre degli appartamenti, sulle automobili. La volontà di dirsi svedesi. Senza retorica o dietrologie ideologiche nazionaliste. Perchè nessuno ha avuto la faccia tosta di trasformare un simbolo di unità come la bandiera in un qualcosa di altro, di particolaristico, di parte. Com’è accaduto al nostro tricolore. Leggi il resto di questo articolo »
Cyklar Du? Massì…

Arrivo in volata all'ultima edizione del Giro di Svezia: vincerà Anders, il ragazzo con la maglia rossa...
Ho tenuto le “rotine” alla mia bicicletta fino ai 6 anni.
Forse 7. Almeno.
Chi mi conosce lo sa che non sono un cuor di leone, e pur essendo abituato ad andare in bici con mio padre fin dalla più tenera età, non me la sentivo di toglierle. E a dire la verità a volte mi verrebbe voglia di rimetterle. Certo, non sono mai stato un ciclista provetto, nemmeno un ciclista amatoriale.
Ero, e sono, un ciclista “per forza”.
Quando sei piccolo, sei ciclista “per forza” nel senso che i grandi ti insegnano “per forza” ad andare in bici: volente o nolente è una cosa che, benché traumatica, va fatta! Anche perchè, nel nostro mondo ovattato, è la prima vera occasione di distacco, di pedalare in solitaria, e di sbucciarsi sonoramente i gomiti e le ginocchia.
Scudo cosmico e raggi condonici
In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe; in Italia prima delle elezioni; ma invertendo i fattori il prodotto non cambia: il condono fiscale è comunque una forma di prelievo fuori legge. (dal Corriere della sera del 25 settembre 1991)
Non sono favorevole a un ampliamento del meccanismo di perdono fiscale che abbiamo legato soltanto all’emersione del sommerso: un’estensione di questo concordato mi vedrebbe contrario. (citato dall’Ansa, 4 luglio 2001) Leggi il resto di questo articolo »
Il Cattivo G(i)usto

A proposito di Cattivo Gusto...
Ne “Il Diavolo”, il film di cui vi ho parlato la settimana scorsa, Amedeo Ferretti ha la fortuna di poter assistere alla serata del Nobel del 1962. La scena è divertente: lui non riesce a tenere gli occhi aperti, visto che non capisce una singola parola di svedese, e così facendo attira le divertite attenzioni di una ricca e affascinante signora che poi… va beh guardatevelo questo film!!!
Comunque, quell’anno ci fu un evento importante durante la cerimonia poichè uno dei premiati, Linus Carl Pauling, fu uno dei pochissimi a ricevere due Nobel. Il primo lo prese nel 1954, per la sua attività di chimico, il secondo proprio nel 1962. Un Nobel per la Pace. Per il suo incessante impegno, durante gli anni più difficili della Guerra Fredda, nel promuovere il disarmo nucleare mondiale. Indubbiamente un grande uomo oltre che un eccelso scienziato. Il Nobel Prize è una delle istituzioni più importanti per cui il governo svedese, l’Accademia Reale Svedese e in particolare il suo dipartimento di Scienze, la Banca Nazionale si espongono selezionando ogni anno i nomi più illustri che si distinguono nel panorama mondiale. Ci tengono molto alla serietà e all’autorevolezza di questo riconoscimento.
“A qualunque ora! Sono sempre sveglio!”
Il Diavolo
Sembrerà strano ma non vado in Svezia per non fare niente. Mi sdoppierò tra Uppsala e Stoccolma per preparare la mia tesi. Il professore che mi seguirà è lo stesso che fu relatore della mia tesi della triennale. Poco prima di partire andai da lui per, diciamo, i saluti ufficiali e, mentre stavamo sorseggiando un caffè, sia lui che un altro professore mi suggerirono di guardarmi “Il Diavolo”, un film del 1963 con Alberto Sordi. “E si ricordi, aggiunsero, che se trova una donna svedese nuda nel suo letto, non dia per scontato che è lì per lei!”. La frase mi lasciò quanto meno interdetto, ma non ci feci troppo caso. Almeno finchè non vidi il film in questione.
Sembrerà eccessivo ma direi che, oltre ad essere un bellissimo film, riesce a dipingere un’immagine straordinariamente realistica di come ci si sente irrimediabilmente italiani davanti agli svedesi. La storia, che non voglio svelarvi più del dovuto, racconta del viaggio in Svezia di Amedeo Ferretti ( Sordi ), un piccolo commerciante di pellicce che per conto del proprio capo si reca ad un’asta di pellame a Stoccolma. Un viaggio surreale, non tanto per ciò che accade al povero Ferretti, ma per il profondo sconcerto che tali avvenimenti inducono nell’animo dell’italianissimo viaggiatore.
I wanna be buried in a Swed sematary…

Passeggiando si possono fare strane scoperte...
Per tutto agosto, quasi ogni giorno, mattina o pomeriggio, ho seguito il corso di svedese presso il dipartimento di lingue dell’università di Uppsala, la più antica della Svezia e una delle più prestigiose al mondo. L’edificio in questione, in cui ho seguito le lezioni, è una struttura recente, molto accogliente e piena di comfort situata nel bel mezzo dell’Engelska Parken. Questo parco è un insieme armonioso di viottoli per le biciclette, stradine lastricate per passeggiare sotto alberi altissimi, giochi per i bimbi e uno spazio utilizzato dagli studenti per varie attività come concerti o rappresentazioni teatrali. E tombe. Sì perchè l’università sorge nel bel mezzo di un cimitero. Anzi del cimitero della Cattedrale di Uppsala. Un cimitero grandissimo e totalmente aperto. Non c’è un muro a separare le sepolture dalle passeggiate, e anzi, il parco stesso si confonde e si fonde con il camposanto. Le lapidi ricordano molto le vecchie pietre runiche che spuntano tutt’ora qua e là ad Uppsala e nei suoi dintorni. E allora diviene un piacere sedersi su di una panchina, all’ombra di un melo selvatico, durante il quarto d’ora di pausa dalla lezione, ad osservare come ogni tomba sia curata, circondata da piccole siepi di Leggi il resto di questo articolo »
Scettro e Corona

Howard Phillips Lovecraft, scrittore.
Non sono un amante dei film horror. Anzi. Ma quando sono fatti bene sono fatti bene. Il film di Erik Gandini, Videocracy, che il buon Guido ci aveva suggerito, è praticamente un film horror. Perchè? Un po’ perchè gioca con cliché tipici della regia di questo genere, con zoommate a cogliere particolari raccapriccianti, con inquadrature che svelano e non svelano, con primi piani che costringono lo spettatore a divincolarsi sulla poltroncina, a distogliere lo sguardo, a percepire il disagio di un’immagine appena asimmetrica, quel tanto che basta per trasformare un volto in una maschera grottesca e inquietante. Ma Gandini va oltre. Scova e alimenta, all’interno di un documentario, la scintilla che solitamente sta alla base dei film horror: il non-detto. Il povero Lovecraft ci sguazzava con il non-detto, e indubbiamente quello che ha scritto è la punta più alta dell’orrore. Il non-detto, il suggerito, l’innominabile, l’oscura presenza sullo sfondo che non noti subito, ma che è la fonte dello spavento più puro. Il mostro. Il mostro è il potere. Il potere è incarnato in un corpo. In più corpi. Deformi, plastificati, corrotti. E belli. Prestanti, sportivi, attraenti, abbronzati. Il potere si è scelto multiformi ingegni e multiformi aspetti. Su di un corpo in particolare si sofferma Gandini a lungo… sì… a lungo. Lungo come il pisello di Corona. Fabrizio Corona, il Robin Hood moderno come si autodefinisce, il fotografo, il ricattatore, il modello inarrivabile di grettezza che si sussume in un corpo bello e sexy. Una scena del film ritrae questo corpo completamente nudo, depilato, impomatato. E per lunghi e inesorabili attimi, consapevole della telecamera, consapevole che tale pellicola sarebbe finita nei cinema di Italia e d’Europa, Corona lucida lo Scettro. Perno centrale di tutto ciò che è apparenza, corporalità, virilità, lo maneggia mentre si guarda allo specchio, tronfio, nudo, pronto. Pronto a prendere il posto di colui che ha generato questo mostro e molti Leggi il resto di questo articolo »
Scusi, che mi lanta la perduzione?

In attesa dell'autobus, un'anziana signora di Uppsala si prepara alla sua passeggiata quotidiana.
Piccola lezione di antropologia. E di supercazzole. Di fatti, la frase che da il titolo a questo pezzo è composta, come ogni buona supercazzola, da parole reali e parole immaginarie. “Lanta” è chiaramente immaginaria. “Perduzione” invece no. La perduzione, benchè probabilmente non abbiate mai sentito questa parola, è un termine che indica un metodo molto iportante per “noi” antropologi. Anzi più che un metodo, direi uno stato d’animo e della mente. Avete presente quando state passeggiando per una strada nuova e non state pensando a niente di specifico e, guardandovi in torno, notate qualcosa di particolarmente curioso, che non avevate mai visto prima, e improvvisamente un’epifania vi attraversa la mente e capite molte cose? Ecco, questa, detta alla maniera di “Esplorando il corpo umano”, è la perduzione. Qualcuno direbbe che è semplice fancazzismo. Beh, diciamo che gli antropologi hanno fatto del fancazzismo una scienza. E’ in questi miei momenti di fancazzismo scientifico però che ho scoperto, visto, capito più cose sui miei compagni di viaggio e sulla Svezia in generale. So perfettamente di non essere un gran compagnone, e isolandomi, apprendo dall’alieno le sue usanze e i suoi costumi. Se ne scoprono sempre di nuovi anche soltanto viaggiando sugli autobus. Da cui si vedono spaccati di vita quotidiana, a volte così simile alla nostra, altre distante in modo imbarazzante. Una delle prime cose che salta agli occhi è la presenza massiccia nelle strade di vecchi e bambini. Non ci fai subito caso, ma i due estremi della vita si toccano continuamente e ti passano accanto indossando una cosa molto strana: un sorriso indipendente. Indipendente. Indipendente nel girare per la città, per scegliere i posti in cui andare senza essere sgraditi, sapendo che la comunità ha già previsto tutti i diritti e tutte le agevolazioni per te. Bambini soli prendono gli Leggi il resto di questo articolo »
C’è un italiano, un cinese e un turco…

da sinistra: un cinese dissidente, un giovine italiano e 4 autentici teutoni durante la loro esperienza in Erasmus...
La domanda sibillina con cui ho concluso lo scorso intervento non è una domanda retorica. Da quando sono arrivato qui si è rivelata essere la domanda che più frequentemente mi hanno rivolto i miei compagni di corso. Questi ragazzi vengono da tante parti d’Europa e del Mondo. Tedeschi, turchi, cinesi, australiani, austriaci, francesi. E tanti e tanti altri. Tutti sono curiosi di venire in Italia, tutti vogliono vedere il paese del sole. E di Berlusconi. E della mafia. E dello scandalo del sesso. E di Gomorra. E di Saviano. Questa per loro è l’Italia. Meno male che ci sono la pizza, la pasta, il vino e il caffe’. Sembra una barzelletta, ma e’ la cruda e dura verità. Sinceramente io non aiuto granchè a dare un’immagine positiva del nostro paese: quando mi chiedono qualcosa sulla politica italiana dico peste e corna, o molto più semplicemente la verità. Non vorrei parlare di Berlusconi, per me meno se ne parla e meglio è. Ma diventa inevitabile. Quando mi hanno chiesto di raccontare della mia esperienza qui in Svezia, volevo principalmente occuparmi del confronto tra il nostro paese semiterzomondista e il paese primatista in ogni campo in Europa. Leggi il resto di questo articolo »
2460
2460. Un numero. Una distanza forse. O una data. Una data che ci suscita immagini fantascientifiche. Un futuro, esattamente 450 anni nel futuro, che si delinea nelle nostre menti evocando echi di astronavi ai confini della galassia, di viaggi interstellari, di un’umanità evoluta, addirittura di un possibile contatto con l’altro per eccellenza, con colui che incarna l’inconoscibile, con colui che ci sarà sempre alieno. Un alieno diverso da noi, la cui identità è assolutamente irriducibile alla nostra, il cui volto, forse simile, nasconde un’anima diversa in occhi con uno sguardo volto alle stelle. Lui ci guarda, stranito, come se fosse la prima volta che volge l’attenzione verso di noi, e forse è così. Ci sentiamo osservati, per la prima volta. Non siamo noi a guardare, non siamo più il soggetto vedente. Siamo visti. Come scoperti. Come Adamo ed Eva, dopo il peccato originale, sentiamo lo sguardo di qualcuno che si posa su noi. E ci sentiamo nudi. L’alieno non è cattivo, non è neanche amico: lui osserva. E dice ciò che vede, non si nasconde dietro a forme e formalismi. Lui giunge da lontano, da oltre Leggi il resto di questo articolo »













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