Oltre al danno, la beffa. Ricordando Genova nove anni dopo.
Non ero a Genova nove anni fa.
Ero, o mi sentivo, piccolo per una cosa così grande. Contestare tra le quattro mura del mio liceo mi bastava per sentirmi grande in piena sicurezza. Come molti della mia generazione, che come non sono stati in Piazza Alimonda, non erano accampati alla scuola Diaz e non sono stati rinchiusi e pestati a Bolzaneto sono stato attaccato allo schermo, ho letto ogni notizia, ogni smentita e ogni resoconto degli scontri. Sono stati, per me, giorni di paura e di dolore, ma soprattutto di rabbia.
Rabbia per tutti quei pestaggi, per Carlo, per le ragazze e per i ragazzi della Diaz che avevano pagato caro il coraggio che io non avevo avuto. Rabbia per quel senso di colpa martellante, perché io potevo urlare la mia rabbia e la mia indignazione in camera mia, senza rischiare il linciaggio.
Sono passati nove anni e non è neanche l’anniversario di quegli avvenimenti… Allora perché parlarne oggi?
Io sono una delle tante persone che non hanno mai smesso di pensare a Genova, ma in questi giorni si è fatta pulsante in me la sensazione che per altrettante persone – forse la maggior parte – quelle macchie di sangue sui muri della Diaz, le foto e i video dei pestaggi o di quella pistola puntata dritta in faccia a Carlo siano diventati un ricordo piuttosto sbiadito. Il fattore scatenante è stata la notizia della promozione a questore di Spartaco Mortola, uno dei condannati in appello per gli avvenimenti della scuola Diaz.
Per essere precisi, citando l’Espresso:
A Mortola è stata inflitta una pena di tre anni e otto mesi perché faceva parte di quel gruppo di uomini delle forze dell’ordine che «preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati per nascondere la vergognosa condotta dei poliziotti violenti concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola», come recitano appunto le motivazioni dell’appello. In primo grado Mortola era stato assolto. All’epoca dei fatti Mortola era il capo della DIGOS di Genova, quindi il poliziotto a cui facevano riferimento – per conoscenza del territorio – gli altri funzionari spediti nel capoluogo per il G8 da Roma e da Napoli. Fu pertanto a lui che vennero affidate le famose bottiglie molotov portate dalla stessa DIGOS all’interno della scuola per giustificare il pestaggio che ne segui. Al processo, Mortola ammise che portare quelle bottiglie incendiarie nella scuola fu «una forzatura giuridica». Il Tribunale ha ritenuto che si trattava di qualcosa di un po’ più grave.
Questa notizia mi ha riportato ai giorni di Genova, mi ha fatto scorrere davanti agli occhi, come se tempo non ne fosse passato, tutte quelle immagini con gli stessi colori accesi e terrificanti di nove anni fa. La gravità di questa promozione non è neanche paragonabile alla sofferenza di chi è stato accusato ingiustamente e pestato a sangue alla Diaz, ma è, come si dice, la beffa aggiunta al danno.
Quelle ferite c’è chi se le porterà addosso per tutta la vita, forse senza la possibilità di avere giustizia, e credo che il minimo che possiamo fare è non dimenticare.
Non ero a Genova nove anni fa, ma tante ragazze e tanti ragazzi come me – a differenza di me – erano alla scuola Diaz quella sera e sono stati pestati a sangue.
Spartaco Mortola, al tempo comandante della DIGOS di Genova, è stato condannato in appello a tre anni e otto mesi per l’irruzione e i falsi della scuola Diaz e a un anno e due mesi per induzione alla falsa testimonianza col capo dei servizi De Gennaro.
Il Ministro Maroni lo ha nominato questore.















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