Taglia e cuci

Un rasoio di Occam in versione Universale: è questo che troviamo nella mente dei nostri concittadini. Per molti la maniera migliore di risolvere i problemi che ci attanagliano quotidianamente è l’amputazione, un taglio netto e avanti tutta; una pigrizia mentale che ci fa scegliere sempre la soluzione più semplice che, ovviamente, è la prima che ci viene in mente. Naturalmente questa è un interpretazione del rasoio di Occam deviata, che non ha nulla a che fare con l’originale che si riferiva a teorie ben ponderate. Questo è quello che ho pensato sentendo la voce che il nostro governo vorrebbe tagliare le provincie sotto i 220.000 abitanti, e che poi ho esteso a tutti coloro che predicano la scomparsa delle provincie, me compreso. E’ vero che le provincie sono enti che risucchiano un quantitativo di risorse eccessivo rispetto alla produzione di servizi che offrono, in alcuni casi sono chiamati a giusta ragione “stipendifici”. La maggior parte dei politici, di quasi tutti i partiti, cercano di cavalcare questa visione che i cittadini hanno di questi enti con dichiarazioni in cui si ripete, più o meno, lo stesso ritornello: dobbiamo abolire le provincie. Ma la discussione si ferma lì, non esiste uno straccio di dibattito sul tema, nessuno ha la voglia di spremersi per trovare una vera soluzione. Oltre alle solite, e legittime, lamentele ci si può imbattere in qualche strafalcione come chi incita l’astensionismo alle elezioni provinciali per mandare un segnale alla politica. Riflettendo tra me e me e cercando qualche informazione ho capito che tagliare le provincie come un arto incancrenito non porterebbe alla guarigione della malata Italia. Se le provincie non lavorano bene non è solo per la loro natura istituzionale ma anche per colpa della decadenza di tutte le istituzioni italiane, dei politici che vi risiedono e di come noi cittadini ci rapportiamo ad esse. Tutto questo un taglia e cuci non lo può risolvere, finirebbe tutto in una spartizione delle funzioni provinciali tra regioni e comuni, con il rischio che si abbia lo stesso risultato del taglio dell’I.C.I., una manovra dovuta che però doveva essere più ponderata, oppure qualcosa di peggio. Non basta guardare le cartine e confrontare le cifre per dire “questo non serve”, “questi si accorpano” e così via, non basta guardare all’estero per trovare soluzioni già pronte (casomai si può trovare qualche spunto). Riesco a vedere però una grossa opportunità nel problema delle provincie, ossia quella di poter ripensare tutta la struttura istituzionale e la definizione territoriale di questo paese, ma ovviamente ci vorrebbe qualche anno per avere una proposta derivante da uno studio serio ed approfondito della tematica e qualche anno ancora per metterla in pratica. Se dobbiamo aspettare una crisi per farlo e metterci giù di fretta, con forbice in mano, meglio lasciar perdere, il più delle volte si rischia di far solo danno, soprattutto se a farlo sono persone il cui interesse non è di certo rendere più dinamico questo paese.

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