Para-digma, Para-gnosta, Para-culata, Para-brezza, Para-cadute. Ovvero: Il Sonno delle Regioni Genera Mostri.
Un lungo filo conduttore lega (anzi no.. lega no…), collega le politiche del 2008 alle amministrative/provinciali/europee del 2009 alle ultime regionali del 2010. È un filo forte, di ferro si potrebbe dire, che avvolge e soffoca la sinistra italiana. Guardare ai risultati di ieri non fa bene, non fa nemmeno malissimo questo è vero, ma sotto ogni aspetto è difficile stare sereni leggendo in numeri. Calo dell’affluenza, PD che perde ovunque, noi che ci confermiamo partito con percentuali stile “Il Partito degli amici del Cane”, la crescita mostruosa della Lega, il consolidamento del centrodestra e la loro conseguente conquista di 4 regioni (Calabria, Campania, Piemonte e Lazio) oltre alle 2 ormai irrecuperabili (Veneto e Lombardia). Sinistra Ecologia e Libertà in molte circoscrizioni è stata battuta dalla Federazione della Sinistra, ed è stata largamente surclassata in campo nazionale dall’Italia dei Valori. Nelle regioni in cui si sono presentate, le liste di Grillo hanno dato un’ulteriore mazzata, a volte più che triplicando i nostri voti. Scenario non apocalittico dicevo, perché in fin dei conti non perdiamo niente, assestandoci sui livelli delle scorse elezioni europee.
Un piatto di prosciutto crudo
Un pareggio a reti inviolate direbbe qualcuno. Il filo conduttore dicevo si sta stringendo, e dobbiamo fare in modo che per lo meno allenti leggermente la presa perché ora più che mai abbiamo bisogno di ossigeno al cervello. È il momento di pensare, infatti. È il momento di pensare a cambiare paradigma. Tutti vanno sempre alla ricerca del voto dei cosiddetti moderati, che sembrerebbero l’ago della bilancia di ogni elezione. Questa volta i moderati sono stati moderatamente a casa, moderatamente stanchi di non sapere chi moderatamente la pensa come loro. E gli estremi più profondi hanno vinto. Lega su tutti, che ha guadagnato ovunque, persino in Toscana, persino a Siena, persino ad Asciano. L’Idv che ha dimostrato di essere un partito che sa dettare i tempi della discussione. E Grillo appunto, che dopo le tante chiacchiere sullo schifo della politica, ci si è buttato a capofitto. Ma stavolta più che mai, per favore, non commettiamo il solito errore di dare la colpa a questo e a quello: ai suddetti che ci rubano i voti, agli elettori che non ci meritano, al PD che non sa fare opposizione, ai populisti, ai razzisti, ai fascisti e anche ai ciclisti. La colpa è nostra. Di pensare che alla fine la nostra idea, di cui siamo convinti, arriverà a tutti, in un’epifania degna dei migliori paragnosti; abbiamo l’imperdonabile colpa di ritenere che la gente, il popolo, gli elettori prima o poi poverini capiranno anche loro cosa stiamo dicendo. E intanto chi si fa capire bene guadagna voti. Non pensate che stia parlando di imitare l’atteggiamento demagogico della Lega e di tutti gli altri, io sto parlando di un nuovo paradigma di comunicazione, un paradigma come quello che ha portato Vendola alla sua riconferma.
E non diciamo poi che non è uno che si mette a nudo...
È furbo Nichi, non si lascia fregare lo spazio, si lancia, si reinventa, sfrutta gli sfottò, è divertente arguto e sagace. Sinceramente avrebbe tutto per perdere nell’Italia di oggi: gay, terrone, comunista. Eppure è lì e detta i tempi, così tanto e con tale forza che già ce lo vorrebbero rubare… Il problema nostro è che di Vendola ce n’è uno solo, e abita in Puglia. La scelta di mettere il suo nome sul simbolo mi è parsa una sincera paraculata, quasi una presa in giro, ma non nei confronti nostri, di chi comunque avrebbe votato lì, ma nei confronti degli altri, di chi da noi sia aspetta qualcosa di nuovo e non azioni che non hanno niente a che vedere con il nostro linguaggio e il nostro modo di essere. Noi navighiamo a vista, con un parabrezza appannato, e questo spesso ci porta o a sbagliare strada o, peggio ancora, a girare in tondo. Dove va quella sinistra che non può far affidamento sulla Piccola Vedetta Pugliese? Deve fare quello che ha fatto lui, deve imparare di nuovo il dialetto, deve di nuovo tornare a parlare sboccato, deve tornare al circolo delle bocce, deve sudare e sporcarsi le mani proprio come quella gente che vorremmo tanto rappresentare e che secondo me vorrebbe tanto tornare a votarci. Si capisce dalle ultime elezioni che c’è voglia di concretezza, di durezza anche, di sincerità e di calli nelle mani (so di non essere il massimo esponente di questa linea di vita, ma questo discorso lo faccio rivolto in primis a me). Chi vota Lega lo fa perché non c’è altro messaggio che lo colpisca, che parli davvero di lui, che lo coinvolga in prima persona, e l’inevitabile conseguenza poi sarà che si ritroverà ad abbracciare un ideale che magari prima rigettava con forza, passando, come è successo agli operai del nord, dalla solidarietà sociale alla diffidenza, all’egoismo se non anche al razzismo. Chi vota Idv e Grillo lo fa perché non ne può più, perché è stanco e non trova nessun altro appiglio, nessun’altra alternativa vera, o presunta, a quella che ormai reputa una politica corrotta, vecchia e familistica. La nostra colpa finora è stata quella di non saper creare una valida risposta a queste necessità che in un momento di crisi economica, sociale, culturale si vanno via via inasprendo e estremizzando. Noi non sappiamo né cosa dire, e nemmeno come dirlo. Dobbiamo inventarci qualcosa, e alla svelta, prima che sia troppo tardi: prima cioè che anche in Toscana si cominci a parlare lumbàrd, prima che ad Asciano, per risolvere l’emergenza sicurezza, si decida davvero di mandare i paracadutisti a Chiusure. <p style=”text-align: center”></p>
Bossi padre e Bossi figlio (primo eletto della Lega a Brescia) giurano sulla testa di He-Man di continuare a difendere Greyskull dai terroni.
Inciso o P.S.: Le regionali sono elezioni strane, né troppo vicine all’elettorato, come amministrative e provinciali, né troppo importanti per l’elettorato, come le politiche. Guarda caso però, la Lega è quella che ha guadagnato più di tutti, l’unica forza che basa tutto sulla differenza locale, sul prodotto tipico, sullo stereotipo, sull’essere vero e autentico rappresentante del proprio territorio. Della propria regione appunto. Gli unici che non si sono adagiati, addormentati sulla questione territoriale hanno trionfato. Occhio quindi, che il sonno delle regioni genera mostri.
La squadriglia di paracadutisti assegnata a Chiusure si addestra nei pressi di Kabul













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