Perchè siamo contrari a quel ponte
Pubblichiamo oggi l’articolo di Loretta Scannavini comparso su sinistrarieti.net.

Quando Ulisse attraversò Scilla e Carriddi incontrò due mostri terribili, due potenze della natura perfino più antiche dei suoi Dei che lo fecero tremare, spaventando il rappresentante universale dell’ingegno umano.
Un ingegno sano, quello stesso ingegno che spinge da sempre l’umanità verso nuove mete, ma l’umanità di oggi sembra aver perso il senso del giusto e sbagliato nel progettare il proprio futuro e in questa follia si inserisce l’idea prima craxiana e poi berlusconiana del Ponte sullo Stretto.
Il Ponte che nessuno vuole, a parte il governo e la mafia, che non serve a nessuno e che rappresenta una scelta ad altissimo rischio sia ambientale che sociale.
Alcune considerazioni da fare, oltre all’allarme insistente di buona parte del mondo scientifico che avverte che sarà un colosso con i piedi di argilla, sono quelle legate all’isolamento sociale e economico in cui questa opera faraoinica (ammesso che vedrà mai la luce) getterà le già martoriate terre calabre e siciliane e quelle legate all’enorme sperpero di denaro pubblico che per lo più sarà regalato alla mafia.
Isolamento perché il Ponte sarà una vera e propria cattedrale nel deserto che unirà il nulla al nulla e che, come spiegato da persone più competenti di me, avrà necessariamente dei costi di pedaggio altissimi, che non copriranno comunque i costi di gestione (non esiste un ponte di questo genere nel mondo che non sia in perdita netta) e ne renderanno proibitivo per i più l’utilizzo. Non servirà, quindi, ad incrementare nessuno sviluppo economico e anzi taglierà fuori una buona parte di Calabria da circuiti percorribili anche in senso turistico, oltre, ovviamente a far fuori tutte le piccole aziende che oggi si occupano dei collegamenti marittimi.
Sperpero di denaro pubblico perché ci prepariamo a dirottare su questa opera una marea di soldi, oltre quelli già spesi per la sua progettazione, che sarebbero certo più utili se destinati alla necessaria bonifica della zona e alla costruzione di infrastrutture reali o, meglio ancora, alla creazione di ammortizzatori sociali di cui il Sud ha un gran bisogno a causa dei troppi regali già fatti a mafia e n’drangheta.
Ma queste cose le abbiamo sentite già tutte, la cosa che oggi mi viene spontanea da domandare è: noi, la sinistra, che cosa facciamo per tutto questo?
Sembra quasi che la consapevolezza che intanto il Ponte non si farà ci ingessa in una posizione attendista, caratteristica che ormai ci distingue da troppo tempo, che ci impedisce perfino di parlarne, di informare, di formulare alternative credibili.
Il ponte come mille altri temi (scuola, donne, omofobia, razzismo, crisi economica, disoccupazione, e chi più ne ha più ne metta) si sta rilevando l’ennesima occasione persa per ricoagulare la protesta della società civile vittima di questo stato di cose.
E’ vero siamo fuori dalle Istituzioni e dall’informazione, e forse saremo fuori anche dalle Regioni, ma la protesta si organizza fuori dalle aule del Parlamento e oggi dobbiamo trovare i nuovi strumenti creativi per farci ascoltare, certo per far questo serve un programma organico (e non prendiamo a scusa la nascita del partito) almeno sui punti fondamentali che ci distinguono dal resto e che a tutt’oggi manca!
Se non riprendiamo la rotta rischiamo di compiere il crimine politico più abbietto per chi si professa di sinistra: abbandonare un popolo sofferente al suo triste destino.
Loretta Scannavini
Sinistra Ecologia e Libertà di Rieti e Provincia













Commenti recenti