Tua culpa, tua maxima culpa / 1

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi negli anni '80
Erik Gandini nel suo “Videocracy” ci mostra come in 30 anni Silvio Berlusconi sia riuscito, partendo da una piccola televisione locale, a dominare e possedere buona parte dei media italiani e di come attraverso questi sia riuscito in qualche modo a cambiare (a mio parere in peggio) la società italiana. Il regista italo-svedese tralascia però la parte politica di tutta la storia, nel senso… mentre succedeva tutto quello, la nostra classe politica dov’era? Chi ha permesso tutto ciò? In questa puntata de “Lo Spicciolo” cercherò di mettere un po’ di cose in chiaro. Vi avviso che la cosa sarà lunga e vi consiglio di mettervi comodi perché ne leggerete delle belle. Vi dico la verità. Non sono sorpreso che chi sta “dentro” la politica e ha commentato o recensito la pellicola, sia a livello nazionale che locale, non sia voluto entrare nel merito. Perché? Bene, cominciamo dagli… Anni ’70 Silvio Berlusconi acquista nel 1978 per lire una (si, avete letto bene… UNA lira) l’emittente Telemilanocavo da Giacomo Properzj e Alceo Moretti, una piccola televisione nata nel settembre del 1974, a pochi mesi di distanza dalla sentenza della Corte Costituzionale (luglio 1974) che liberalizzava le trasmissioni televisive via cavo, e che trasmetteva nel quartiere di Milano 2 (Segrate), costruito dalla Edilnord, società del gruppo Fininvest di proprietà dello stesso Berlusconi. Al governo c’è la Democrazia Cristiana e il Presidente del Consiglio è Giulio Andreotti. Nel 1979 Berlusconi fonda Reteitalia e la concessionaria di pubblicità Publitalia ’80 per sostenere il mercato televisivo della sempre crescente Telemilano. Anni ’80 Nel 1980 dopo aver cambiato precedentemente nome in Telemilano58 (58 era il numero della frequenza utilizzata per la trasmissione), la prima emittente di Berlusconi assume la denominazione di Canale 5. La legge ancora vieta alle emittenti private la diffusione a livello nazionale, che rimane prerogativa del servizio pubblico (RAI), divieto che viene aggirato trasmettendo su diversi canali locali gli stessi contenuti in modo di avere una copertura su tutto il territorio italiano (questo sistema fu definito “interconnessione”). Il 6 settembre 1982 Rusconi, proprietario di Italia 1, firma un accordo di collaborazione con Silvio Berlusconi proprietario di Canale 5 incentrato soprattutto su una politica comune nella gestione dei tetti pubblicitari, tuttavia il 30 novembre successivo il gruppo Rusconi è costretto a cedere per circa 29 miliardi di lire il 51% della rete, che verrà poi fusa con Canale 10, anch’esso proprietà di Silvio Berlusconi, per fondare la nuova Italia 1, seconda rete Fininvest rivolta ad un target giovanile. Intanto cambiano i governi e al potere va il Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI –PLI) e il socialista Bettino Craxi diventa il nuovo Primo Ministro nel 1983. Il 27 agosto 1984, dopo alterne vicende, la Fininvest acquisisce il 50% di Retequattro dal gruppo Mondadori controllato da De Benedetti, all’epoca valutata in 30 miliardi di lire, ed il magazzino programmi per 105 miliardi di lire in quattro anni senza interessi, facendone il suo terzo canale. Si inizia intanto a parlare di una legge sulle tv e Fininvest comincia a tremare. Il 16 Ottobre del 1984, i telespettatori di Piemonte, Abruzzo e Lazio, al posto della programmazione dei canali Fininvest si trovano la scritta “Per ordine del Pretore è vietata la trasmissione in questa città dei programmi di … regolarmente in onda nel resto d’Italia”. Infatti i pretori di Torino, Roma e dell’Aquila, decretarono la disattivazione degli impianti di interconnessione regionale su scala nazionale. Perché “l’effetto diretta” è vietato da varie sentenze della consulta. Ma Casalbore (pretore di Torino) spiega, “nulla vieta di mandare in onda programmi prodotti localmente, quindi nessun oscuramento”. Finivest perciò decide di auto-oscurarsi per dare la colpa ai giudici. I telespettatori di Canale5, Italia1 e Rete4 si mobilitarono tempestando di proteste giornali e preture, oppure telefonando alla Rai. Intanto l’azienda guidata da Berlusconi riapre le trasmissioni trasmettendo il Costanzo Show-Speciale Black Out. Come ho già detto a quel tempo alla presidenza del Consiglio c’era Bettino Craxi, amico e socio di Silvio Berlusconi che, trovandosi a Londra, convocò un Consiglio di Ministri straordinario e fu costretto ad anticipare il suo rientro in patria. Craxi varò un decreto urgente, il cosiddetto “Primo Decreto Berlusconi”, a scopo di legalizzare la situazione illegale che però non si trasformò mai in legge, perché incostituzionale. Craxi ne varò un altro, il “Secondo Decreto Berlusconi”, minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura, e nel 1985 il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la fiducia (vi ricorda nulla?). Nel 1988, in Unione Sovietica, Silvio Berlusconi stipula un accordo per alcune trasmissioni per la potente tv di stato, controllata direttamente dal Partito Comunista. L’imprenditore dichiarerà nello stesso anno che «Noi non abbiamo cattivi rapporti col Partito comunista italiano, e cerchiamo di averne sempre di migliori». Quando si dice “al portafogli non si comanda”. Intanto un giovane rampante del PCI, di nome Walter Veltroni, dichiara: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima… Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera…» E qui la storia comincia davvero a farsi interessante… ma gli anni 90 li tratterò nella prossima puntata. Per farmi perdonare dell’articolo “a puntate” vi mostro un interessante filmato che, sono sicuro vi farà venire l’acquolina in bocca.













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