Il Bello di Nichi.
L’inutilità di un luogo: Consiglio Comunale 29/6/2010
Non fraintendeteci il Consiglio Comunale di Asciano non è inutile nel prendere decisioni.
La maggioranza le prende.
Vota compatta, alza la mano all’unisono, segno di una concertazione seria, matura, condivisa e totalizzante fra consiglieri e assessori. Espressione di un rassicurante e coinvolgente 65 per cento alle elezioni amministrative del 2009.
Siamo semplicemente spettatori di un rituale che ha visto solo una volta alzarsi un’espressione contraria, non allineata dalla scelta della maggioranza, che tramite il gesto della mano si è distinta con una astensione. Stupore, incredulità, qualche faccia meravigliata ma niente di più. È rimasto un gesto isolato, lasciato cadere nel vuoto.
Vi diciamo questo perché, oltre ai consiglieri, alcuni di noi partecipano al consiglio comunale da quando si è assediato.
Invitiamo anche voi a partecipare, a capire, a prendere contatto con un luogo che esprime la composizione politica e amministrativa del vostro voto in questo territorio.
Ora, noi non siamo geni e non abbiamo la pretesa di esserlo, non abbiamo ricette e soluzioni definitive per tutto, ma sappiamo che la politica è dialogo, è opportunità di confronto, è sintesi fra le parti, è totalizzante perché prima di tutto è un rapporto umano con la società. Perché la politica è società.
Esser venuti all’ultimo consiglio poteva farvi prendere coscienza di un luogo che esprime 11 consigliere del centro sinistra, 3 della destra e 2 della Sinistra. Un luogo che avrebbe le carte in regola per essere dinamico, vivace e costruttivo.
Invece il consiglio comunale di Asciano è una sala parto senza donna, è un luogo sterile alla vita, è la morte della politica.
Al consiglio in questione sono state presentate due interrogazioni dal nostro gruppo e sono stati votati 3 ordini del giorno: uno sui trasporti, una modifica sul regolamento relativo alle energie rinnovabili ed infine il regolamento sui matrimoni civili. È durato 35 minuti, appello dei presenti incluso.
La gestione di per sé era semplice visto che i documenti erano nati dal lavoro nelle varie commissioni, ma ci siamo proposti di avanzare durante il consiglio delle proposte, delle idee per portare avanti qualche progetto e per rilanciare l’azione su alcuni temi.
Abbiamo votato a favore gli ordini del giorno e, in particolare, su quello dei trasporti e quello dei matrimoni civili abbiamo lanciato due proposte.
Sappiamo che un documento politico, come quello sui trasporti, ha la necessità di essere mantenuto in vita e non deve essere abbandonato sulle scrivanie dei burocrati. Va continuamente supportato per non far cadere l’interesse politico e strategico. Per questo abbiamo lanciato l’idea di promuovere incontri e confronti, cercando di sensibilizzare la politica sul trasporto pendolare, in modo trasversale, non di parte. Abbiamo spiegato, inoltre, la necessità di promuovere un incontro con l’assessore regionale Ceccobao.
Il regolamento sui matrimoni civili ci ha dato la possibilità di ampliare il discorso e di affrontare un tema che dovrebbe essere all’ordine del giorno di una politica di sinistra più o meno moderata, quello del registro delle coppie di fatto. Più semplicemente quello dell’allargamento dei diritti, una questione che sta alla base di una democrazia moderna e che dovrebbe interessare tutta la galassia politica di sinistra.
Queste argomentazioni e proposte dovevano, secondo noi, animare il consiglio ma la maggioranza ha taciuto. Assessori, Sindaco e Vicesindaco, Capogruppo, Presidenti di Commissioni e Consiglieri hanno ritualmente risposto con il silenzio. Sorrisini, facce inespressive, disattente, forse scocciate, un silenzio tombale.
Ci chiediamo che cosa è per loro la politica se non il senso del confronto aperto sul campo delle idee.
In molti ci chiedono il perché di questa divisione a sinistra nella politica di Asciano, perché non la facciamo finita e non andiamo tutti insieme. Un tentativo l’abbiamo fatto, ci siamo incontrati con il PD e abbiamo portato delle idee su cui discutere per vedere se si poteva instaurare una dinamica di confronto costruttivo tra di noi. Questo però non interessava all’attuale maggioranza che ha tenuto ferma la discussione sul fatto che noi ci siamo dichiarati come opposizione e non come minoranza, che prima del confronto ci deve essere un processo politico. In pratica ci hanno proposto un paradosso: se volete entrare nella discussione dovete rinunciare alla discussione, in parole povere se volete vedere approvata qualche vostra proposta dovete fare il nostro gioco, altrimenti continueremo ad ignorarvi come abbiamo fatto fino ad ora.


Finché i cittadini di Asciano si terranno a distanza dalla vita del consiglio comunale non riusciremo a spezzare questa dinamica, anche se continueremo a lavorare perché la politica ritorni ad essere un confronto aperto sulle idee e non mera gestione del potere.
“cum panis” … ovvero compagni.
Compagne e Compagni,
provo a raccontarvi una storia che non vuole essere polemica, che non vuole entrare nel dibattito altrui, ma che da quel dibattito trova spunto per noi e per la nostra possibile storia.
Qualche anno fa durante la festa nazionale di Rifondazione, dove militavo e partecipavo attivamente alle varie fasi organizzative, stavamo cenando in attesa del confronto pubblico con Don Tonio Dell’Olio (se non ricordo male).
Durante quella cena un compagno di Rifondazione disse a Don Tonio Dell’Olio (forse scherzando) se avrebbe avuto il coraggio di esordire con “Cari Compagni e Care Compagne”.
Salito sul palco Don Tonio Dell’Olio raccontò l’episodio e spiegò: “la parola compagno è un espressione bella, ricca e carica di passioni, inoltre questa parola significa cum panis ovvero che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane, quindi posso sinceramente esordire Cari Compagne e Cari Compagni …”
Ho sempre usato questa parola perché carica di storia e piena di narrazioni, ma da quel momento ho dato alla parola Compagno un significato più profondo, l’ho sentita mia.
Da quell’istante quella parola mi appartiene e la uso ogni volta che riconosco negli atri la stessa condivisione in una esperienza, la stessa passione nel realizzare un sogno, una lotta, ogni volta che alziamo la testa e cerchiamo di reagire a questa società molto ipocrita e cieca.
Per me quell’episodio è stato come riscoprire il gusto di urlare una parola nuova, appena imparata e provare a vedere se gli altri mi capiscono quando la uso … sono passato dall’uso rituale di un termine a un uso condiviso, sentito e consapevole.
C’è di più in questo termine, in questa espressione che mi spinge ad usarla e spesso mi emoziona.
Sento come il dovere di usarla con attenzione e con rispetto, forse perché nella mia famiglia la storia partigiana è passata e forse perché loro lo dividevano davvero il pane e le loro lotte ci hanno consegnato un’Italia diversa e più ricca di umanità di oggi.
Quindi ogni volta che la uso sento come un fusione tra il passato e il presente, ma sento che quel sapere antico oggi non basta per esprimersi e che è opportuno dare attualità anche a parole che oggi vogliamo di nuovo e giustamente usare. Perché loro non solo si chiamavano compagni ma praticavano concretamente quel termine.
Compagno raccoglieva tutta la gamma di quei sentimenti che realizzavano nell’atto sociale, solidarietà, partecipazione nella lotta, passione, impulsi, voglia di emancipazione, condivisione della gioia e del dolore.
Oggi quando parlo con i miei compagni vivo tutto questo perché trovo necessario viverle le parole e non solo pronunciarle.
Infine basta Mario Rigoni Stern per capire anche oggi cosa significa praticarla: “Cari compagni, sì, compagni, perché è un nome bello e antico, che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis”, che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza”.
Lettera ad una Compagna …
Sciopereremo finché non vi stringerete la mano!
“Scioperiamo finché non vi stringerete la mano”.
E’ con questo monito che prenderà corpo domani la singolare iniziativa di protesta dei dipendenti della FAU, i quali “manifesteranno tutte le loro preoccupazioni davanti all’ azienda che sono intenzionati a salvare, decisi a far sentire la loro voce e a non essere più spettatori passivi di una situazione paradossale che si trascina ormai da tempo e della quale potrebbero essere i primi a farne le spese, dovuta a dissidi e contrasti familiari interni alla proprietà dell’ azienda di Asciano, nota principalmente per la produzione di segnaletica stradale. Un’azienda che – spiegano dalla Fiom Cgil – possa esprimere un forte potenziale, vista la caratteristica versatilità di questa tipologia di attività, ma che rischia di spengersi all’improvviso per l’incapacità dei soci -tutti legati fra loro da rapporti di parentela – di prendere indispensabili quanto impellenti decisioni condivise, cercando viceversa di superare quelle che sembrano più che altro sterili contrapposizioni evocative di liti condominiali, che opinioni diverse sulle strategie industriali da assumere. E’ sulle strategie e sugli indirizzi da prendere che i lavoratori chiedono da tempo risposte alla FAU, per garantire continuità ad un’azienda nata oltre cinquant’ anni fa e che oggi dà lavoro a più di 70 dipendenti. Un’azienda che, lavorando principalmente per committenti importanti come autostrade, ferrovie, poste e enti locali – e visti i tagli economici anche sul fronte delle infrastrutture – se non riesce a ricompattarsi al suo interno non avrà nessuna possibilità di superare la crisi. (Corriere di Siena, 10 giugno 2010)
Ieri mattina non eravamo di fronte ad una delle grandi battaglie sindacali, una di quelle che neanche il Tg4 può permettersi di tacere. Non abbiamo visto un fiume di operai, impiegati e disoccupati rompere gli argini delle vie della capitale per riempire Piazza del Popolo. Ieri mattina è successa una cosa piccola, in un piccolo paese di provincia, che non garantisce punti di share sufficienti per destare l’interesse dei grandi.
Ma ieri è anche successo qualcosa di eccezionale.
La FAU è classificata tra le piccole e medie imprese, conta intorno a cento dipendenti e, come forse è normale per le piccole aziende di un paese dove padrone e operaio possono essere dirimpettai, è stata soltanto di recente sindacalizzata veramente. In un’azienda come questa i rapporti di lavoro e quelli personali spesso si trovano a convivere, purtroppo non sempre positivamente. Una società è posseduta da soci, come suggerisce la parola, non da parenti, soci che devono rapportarsi dialetticamente prima di tutto con chi lavora per loro, con chi con il suo lavoro fa vivere l’azienda. Tanto più che questi lavoratori – questa è la cosa eccezionale – non stanno conducendo una lotta di classe contro il padrone, non stanno avanzando richieste per la loro parte che sono in contrasto con il bene dei soci. Questi operai chiedono un piano, una strategia.
Chiedono a chi deve prendere delle decisioni sulla direzione da far prendere all’azienda lo faccia, faccia semplicemente quello che gli compete, così come l’operaio al di là della porta della direzione fa quello che compete a lui. Chiedono che i soci pensino al bene della loro società e chiedono di poter discutere insieme a loro sul da farsi. Se è vero che la crisi è la foresta oscura in cui siamo costretti a vagare senza bussola, è anche vero che stare fermi in un punto non porta sicuramente all’uscita del bosco.
Ieri queste persone sono state davanti alla loro azienda sotto il sole per tutto il giorno e promettono che non si fermeranno finché non avranno avuto delle risposte, fino a quando i soci non avranno iniziato a comportarsi come tali nei confronti dell’azienda e di chi ci lavora, fino a quando non saranno riusciti a mettere quelle persone intorno ad un tavolo a fare il loro lavoro, a cercare una strada da percorrere.
Siamo stati ai cancelli dell’azienda con loro e ci saremo ancora, finché non li vedremo stringersi la mano.
Dichiarazione di voto: Dichiarazione d’amore
Durante il consiglio comunale del 29 aprile 2010 il gruppo consigliare La Sinistra per Asciano ha votato a favore la mozione presentata dalla maggioranza relativa agli atti vandalici al monumento dei caduti di Scalvaia, avvenuta a Monticiano.

















