No, scusami, di cosa stavamo parlando? Ovvero: Tana Libera Zioni.

Ho detto che il caffè lo offro io!!!
Come al solito, il Mondo va più veloce di chi scrive. A volte non facciamo oggettivamente in tempo ad assorbire e a rielaborare le notizie che subito succede qualcos’altro. Non parlo ovviamente della tragedia del Giglio, visto che il buon Nichi ne ha dato un’immagine perfetta, ma piuttosto di uno dei più tipici fenomeni della politica italiana, ovvero la scomparsa degli argomenti. Non molto tempo fa (giorni? Settimane al massimo…) una bufera si era abbattuta sulla classe politica italiana: l’opinione pubblica, contaminata da un po’ di sano populismo, aveva iniziato a chiedere se fosse possibile rivedere gli stipendi, le pensioni e i benefici di cui godono i parlamentari, partendo dall’idea che se tutti devono fare i sacrifici, coloro che ci rappresentano devono essere i primi a dare il buon esempio. Come si può facilmente immaginare, si scatenò un putiferio di dimensioni gargantuesche, che cominciò (da notarsi l’uso del passato remoto) a far tremare le gambe a più di un parlamentare, facendogli temere di ritrovarsi con qualche migliaio di euro in meno al mese.
Prima di andare avanti con la nostra storia, credo che sia doveroso un inciso da parte mia: non credo che il problema siano i 15000 euro al mese di stipendio e neanche il numero di persone che lo percepiscono; il problema sta nelle pensioni (vitalizzi) e nelle esenzioni di cui questi signori godono. Diminuire il numero dei parlamentari significherebbe diminuire automaticamente le possibilità di venire rappresentati alla Camera e al Senato, e data la speranza che abbiamo in un cambiamento della legge elettorale, trovo assurdo andare a erodere questo potenziale capitale di democrazia e di pluralità; allo stesso modo, diminuire gli stipendi potrebbe essere controproducente, visto che, a mio avviso, chi fa il parlamentare dovrebbe farlo di mestiere, almeno per tutta la durata del suo mandato. Sarebbe probabilmente più opportuno garantire l’interruzione momentanea della sua attività, affinché il nostro non si ritrovi a dover gestire un lavoro oltre che al suo impegno istituzionale, rischiando di non far bene in nessuno dei due campi. Quindi bene le 15000 euro, ma a patto che il Parlamento sia l’unico ufficio in cui l’eletto si reca per i 5-10 anni del suo mandato (non farebbe male mettere un tetto anche al numero di legislature in cui una persona può essere ricandidata). Detto questo, servirebbe rivedere molto attentamente il sistema dei benefici e quello dei vitalizzi, e direi che per fare bene converrebbe cancellarli entrambi. Se una persona che percepisce 15000 euro al mese non riesce a pagarsi la benzina, l’autostrada, il treno, l’aereo, mi domando come faccia una persona normale, ovvero chi guadagna un quindicesimo del parlamentare: sia chiaro, la questione è sempre legata ai rimborsi veri e a quelli fittizi, fatti all’italiana insomma, ma escluderli a priori non credo sarebbe un’ingiustizia così grave. Un parlamentare pendolare, esattamente come fa un pendolare di Asciano, potrebbe pagarsi l’abbonamento al Telepass o al treno senza ricevere alcun rimborso, esattamente come accade al pendolare di Asciano. Se il pendolare, per 800-1000, decide che vale la pena spendere 70-80 euro per un abbonamento integrato, altrettanto potrà fare un eletto per 15000 euro mensili. Lo so, rischio di essere populista, ormai lo sapete, anche se ritengo che queste siano più considerazioni basate su dati di fatto piuttosto che riflessioni nate da un sentimento irrazionale. Andiamo avanti. Partendo dal presupposto, già accennato, che servirebbe un tetto alle candidature, riterrei opportuna la cancellazione dei vitalizzi, visto che, terminato il servizio reso allo stato italiano, il nostro eletto possa tranquillamente tornare a fare il suo lavoro. Nuovo paragone semi-populista: se un consigliere comunale di Asciano si fa bastare 150
euro ALL’ANNO per svolgere il suo impegno istituzionale (quindi si parla di 750 euro in 5 anni), credo che, anche un ipotetico operaio metalmeccanico eletto in Parlamento possa accontentarsi di 900000 euro in 5 anni e poi tornare a fare il proprio lavoro da 1000 euro al mese senza lamentarsi più del dovuto. Visto che di operai a 1000 euro al mese, sia alla Camera che al Senato, ad oggi ce ne sono molto pochi, credo che togliere tali privilegi non danneggi nessuno. O meglio, nessuno che abbia uno stile di vita normale.
Finito il pippone, ritorno al mio discorso principale. Di tutto questo, ad un tratto, non si è sentito più parlare, poiché, come accade da sempre nel nostro bel paese, una nuova emergenza è affiorata all’orizzonte: le liberalizzazioni. Già dai tempi di Bersani, queste “lenzuolate” avevano seminato il panico tra le varie corporazioni del nostro belpaese, terrorizzando tassisti, farmacisti, notai, avvocati e quant’altro. Ad oggi, a sentire il buon vecchio Monti, sarebbero la soluzione a tutti i nostri mali, o almeno a buona parte. Ma ne parlerò con più attenzione in un futuro articolo, per adesso vi basti pensare come, grazie a questo nuovo topic, la questione relativa agli stipendi dei parlamentari sia totalmente passata in secondo piano. Casualità?
Monti Python. Ovvero: Nobody expects the Spanish inquisition

Mario Monti e le dimensioni ...
A Natale siamo tutti più buoni. Banalità. Il governo Monti è un governo di destra. Altra banalità. Mi chiedo come si potesse pensare che un governo possa non essere politico. Possiamo decidere di riempirlo di così detti tecnici, possiamo assicurarci che persino l’ultimo dei sottosegretari non abbia mai avuto nemmeno la tessera di Topolino, ma qualunque siano i nostri tentativi di comporre un governo “neutro”, alla fine questa speranza si rivelerà una pia illusione. Tutti noi speravamo che dopo il Carnevale ci sarebbe stata la Quaresima, ne avevamo fisicamente bisogno, dovevamo cominciare una dieta il prima possibile, ma nessuno avrebbe pensato una tale ipocaloricità… Nessuno? Siamo sicuri? Siamo davvero così ingenui da supporre che un banchiere, affiancato da altri banchieri e da un entourage composto da personalità che si sono formate nelle maggiori università cattoliche, potesse essere portatore di un pensiero apolitico e privo di connotazione ideologiche? L’Europa, messa in ginocchio da una crisi aperta dalle banche, ci ha chiesto di far chiudere la nostra personale crisi da un banchiere, dopo ovviamente aver cacciato il nano ballerino. Questa era la “conditio sine qua non” per poter sperare in un aiuto da parte dei nostri cugini d’oltralpe, esattamente come una medicina amara imposta da un malato all’altro, nella speranza che le proprie condizioni non peggiorino standogli vicino. Abbiamo accettato, tutti contenti, sinistra, destra e centro. Pd, Pdl e Udc+Fli+ coso lì come si chiama, Rutelli… A sinistra, il Pd, finalmente libero da Berlusconi, libero di mostrare le sue incongruenze insanabili, da una parte sostenendo Monti e dall’altra cercando di tenersi stretto quel poco di sinistrorso che gli è rimasto. Il Pdl, forse finalmente libero da Berlusconi, ma pronto al contempo a riaprire una campagna elettorale eterna, visto che lor signori danno il meglio solo nella tenzone. Il terzo Polo invece, si rende conto che con questi grigi tecnici, la più grigia (e bianca) delle coalizioni non può che guadagnarci, con la ferma convinzione che, di certo, il banchiere e i suoi amici non faranno niente per modificare l’assetto sociale della nostra Italia. Dentro il parlamento però ci sono pure i dissidenti: la Lega, che giocando sul basso quoziente intellettivo del suo elettorato, spera che nessuno si accorga che ha avuto tutto il tempo del mondo per realizzare le sue straordinarie riforme, ma purtroppo era troppo impegnata a godersi i piaceri di Roma Ladrona, proni al Silvio Re. Tornare di lotta paga, pare, e così anche il buon Di Pietro, senza Berlusconi da insultare, si ritrova costretto a separarsi dal Pd (che ormai significa Punto Deciso) e a lanciarsi in una crociata populista degna del migliore Bossi. E sotto un certo punto di vista meno male. Perché adesso anche il più ingenuo di noi si sta rendendo conto che quello di Monti è un governo politico, per l’esattezza un governo di destra. Non ce n’eravamo accorti poiché negli ultimi anni, per riconoscere i governi conservatori da quelli di destra, cercavamo sempre uno stuolo di freak e di arrampicatori sociali. E puttane. Qualcuno già prega per una discesa in campo di Montezemolo, solo per avere un altro riccone che finge di interessarsi a coloro che guadagno un milionesimo meno di loro. Come al solito rasento a mia volta il populismo, ma credo che ormai queste categorie dialettiche inizino a mostrare la corda, molto semplicemente perché non si vede all’orizzonte un paradigma diverso di pensiero. Nemmeno Nichi? Nemmeno Sel? Non lo so, e voglio essere il più sincero possibile.

Rutelli !?
Finalmente abbiamo preso una posizione chiara su alcuni dei provvedimenti avviati da Monti, ma resta il fatto che tali scelte ci hanno alienato alleanze e forse pure una parte di elettorato, poco impressionato dall’eccessiva lentezza delle nostre decisioni, senza contare che molto spesso il territorio e i circoli sparsi per l’Italia sembrano isole isolate. La gente, le persone, oggi più che mai hanno bisogno di sinistra, hanno bisogno di segnali concreti, di un messaggio chiaro, per comprendere chi sta realmente dalla loro (dalla nostra) parte. SEL può e deve rispondere a questa richiesta, prima che i cittadini si dimentichino che per governare non basta essere tecnici, ma si deve avere una visione, un’idea di futuro, un progetto diverso da quello di semplice sopravvivenza. Buon 2012 a tutti, e, se mi permettete, speriamo che sia un anno pieno di politica, di buona politica, di sano confronto, di nuove idee. E magari pure di elezioni…
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